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Utente: 88tasti
socializzo meglio con gli animali a quattro zampe ma ultimamente mi sto impegnando anche con quelli a due: datemi tempo, non é così facile...nel frattempo lasciatemi suonare i miei pensieri...
88 Tasti

"Ora tu pensa:
un pianoforte.
I tasti iniziano.
I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88,
su questo nessuno
può fregarti.
Non sono infiniti, loro.
Tu sei infinito,
e dentro quei tasti
è infinita la musica
che puoi fare.
Loro sono 88.
Tu sei infinito.
Questo a me piace.
Questo lo si può vivere."

Oggi
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Le quattro stagioni (Vivaldi)
La bottega del pianoforte (Carhart)
La boutique del mistero (Buzzati)
Il codice dell' anima (Hillman)
I monologhi della vagina (Ensler)
Novecento (Baricco)
The Legend of the Pianist on the Ocean (Morricone)
Rhapsody in Blue (Gershwin)
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venerdì, 28 luglio 2006

Un maestro di vita

"Ridere, io trovo che ridere è una cura,
è parte della guarigione.
Per cui il consiglio che dò a tutti è
cominciare con una grande risata
e finire con una grande risata"

“Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente mai ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.”

“Ho il senso che non mi tocca più nulla, perché non sono quella maschera,
non sono questo corpo, non sono i miei ricordi, non sono …
Sono una cosa molto più grande, molto più piccola, molto più particolare,
ma non sono niente di tutto quello.
E proprio perché non sono niente di specifico, mi posso permettere di pensare che sono tutto”
r noi".

Tiziano Terzani


strimpellato da 88tasti | alle ore 14:07

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domenica, 23 luglio 2006

Ieri é stata in assoluto la giornata più calda di questa estate e non solo secondo i meteorologi ma anche secondo la sottoscritta. L' inizio non é stato dei più promettenti, visto che per fare il tragitto Milano-Bergamo ci sono volute più di due ore a causa di una coda interminabile; la solita fila che quotidianamente si trovano a fare i pendolari della A4 all' altezza di Cormano o Cinisello o Trezzo. Ma ieri era sabato e tutti quelli che non lavoravano e non erano al mare erano su quella maledetta autostrada! Ovviamente sono arrivata a funzione iniziata, perché oltre al traffico c'é stato il piccolissimo problema di trovare il posto. Gli ultimi matrimoni a cui ho presenziato sono stati tutti in posti favolosi, ma nessuno in un centro abitato conosciuto o vicino alla residenza degli sposi. Sempre alla ricerca di qualcosa di innovativo e particolare. E sì, non ci sono più i matrimoni di una volta e questo ne é la prova. Innanzitutto il posto: un paesino minuscolo della Valle Seriana. Tralasciamo i commenti sulla viabilità (secondo me i bergamaschi non conoscono ancora il significato della parola indicazione stradale), lì si usa ancora il nasometro. Chiesa enorme e molto carina, in perfetto stile barocco. Parroco in età avanzata che, con uno spiccato senso dell' umorismo, ha trasformato la solita barbosa tiritera sul matrimonio in qualcosa di frizzante, simpatico e divertente. Il coro a dir poco eccezionale: tutti giovanissimi, vestiti con colori vivaci. E i testi, mica la solita lagna da chiesa, assolutamente innovativi e diversi. Ma la cosa eccezionale è stata la musica: c'era un perfetto complesso tecno con tanto di batteria! La batteria in chiesa non l' avevo ancora vista. E assicuro che fa differenza e che differenza! Finalmente un segno che questa chiesa si sta modernizzando, sta cambiando, sta aprendo gli occhi. Per il resto é stato un matrimonio classicissimo con parenti da ognidove, pranzo di sei ore, sessanta foto,  baci e abbracci. Nel finale però c'é stata una sorpresa: gli sposi non hanno fatto le solite bomboniere (che vengono quasi sempre rifilate nella rumenta) ma hanno destinato i soldi delle stesse in beneficenza. Che dire, grandi!

Insomma, finalmente qualcosa di diverso sotto il sole (cocente)....... che comunque non mi ha fatto cambiare idea sul matrimonio nonostante la mia solita lacrimuccia durante lo scambio degli anelli........

strimpellato da 88tasti | alle ore 16:18

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brano suonato in: da tenere in considerazione
venerdì, 21 luglio 2006

E domani sono di matrimonio. Di nuovo. Un altro. L' ennesimo.

Se mai dovessi cadere nella trappola del matrimonio ricordatemi di non farlo elencandomi tutti i saggi motivi e se dovessi essere così riformattata da non tenervi in considerazione, ricordatemi almeno di non sposarmi in luglio con 30 e passa gradi che il trucco cola e i piedi si gonfiano!!!!!

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:55

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brano suonato in: da tenere in considerazione
giovedì, 20 luglio 2006

...non ne vedevo una da non so quanti anni....é emozionante scoprire che non si sono estinte:

le piccole cose colpiscono ancora, yeah!

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:37

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martedì, 18 luglio 2006

Narciso & C.

Secondo il mito greco, narciso era un bel giovane di cui si innamorò la ninfa Eco. Eco era stata privata della parola da Era, moglie di Zeus, e poteva soltanto ripetere le ultime sillabe delle parole altrui. Incapace di esprimere il suo amore, Eco venne respinta da Narciso e morì di crepacuore. Gli dei punirono allora narciso per la durezza con cui aveva trattato Eco facendolo innamorare della propria immagine. L’ indovino Tiresia aveva predetto che Narciso avrebbe cessato di vivere nel momento in cui si fosse visto. E un giorno, chinandosi sopra le limpide acque di una fonte, colse la sua immagine riflessa nell’ acqua. Narciso si innamorò appassionatamente di quell’ immagine e non volle più abbandonare il luogo. Morì così di languore e si trasformò in un narciso, il fiore che cresce ai bordi delle fonti.

Di solito si pensa al narcisismo come ad un eccessivo amore di sé, accompagnato da una corrispondente mancanza di interesse e di sentimenti verso gli altri. Il narcisista ha fama di essere un egoista e un avido il cui slogan è “io e soltanto io”. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono. Negano i sentimenti, tendono ad essere manipolativi e seduttivi, mancano di veri valori, non hanno emozioni, si sentono vuoti, frustrati e insoddisfatti. Insomma, i narcisisti sono caratterizzati dalla mancanza di umanità.  I narcisisti dimostrano mancanza di interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo: investono sull’ immagine e non sul sé. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono.  

Se ci si pensa é una condizione desolata. Quante volte giudichiamo qualcuno solo superficialmente e quante volte etichettiamo una persona. In questo caso poi un mito, una storiella con o senza senso, ha scaturito nel tempo il dispregiativo “è un narcisista” che non rimanda all’ idea meravigliosa di un fiore, ma ad un essere privo di coscienza e patologicamente problematico. Sì perché essere un narcisista nel vero senso del termine è patologico. Chi è affetto da questa patologia è senza emozioni e vive nell’ indifferenza. Quale male peggiore può affliggere un essere umano? Quante volte si classifica qualcuno in questa (o in altre) categoria senza pensare a cosa ci sta veramente dietro? Quanto é facile giudicare dalle apparenze?  Ma s(t)iamo ancora e davvero fermi a questo?

strimpellato da 88tasti | alle ore 19:15

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martedì, 04 luglio 2006

Di fronte a questo cartello sono rimasta perplessa ed imbarazzata. Subito dopo é scattato l'istinto di fotografarlo e i ricordi ormai sepolti sotto strati di cambiamenti e di presente, sono riaffiorati in superficie.

Non conosco il parco, mi ci sono trovata per caso e non so chi sia Piermichele. La dedica però non parla solo di lui ma anche della mia storia passata. Ho vissuto tre anni della mia vita in balia di un uomo che amavo con tutta me stessa, troppo. Una di quelle relazioni masochistiche a senso unico, o meglio l' incontro di due persone che pensavano l' amore in senso diametralmente opposto. Una relazione troppo affollata basata su un scala di valori per me incomprensibile e dolorosa. Il suo egoismo, i suoi maltrattamenti, i suoi ricatti psicologici, la sua gelosia, tutto questo contro il mio amore era diventata una partita impossibile da giocare.Dopo tre anni mi sono chiamata fuori, troppo piccola e fragile per continuare a farmi del male, ne andava della mia salute psicofisica, troppo importante per non ascoltarmi. Ho perso. Ho vinto. Solo ora posso dire che quella relazione mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, mi ha fatto conoscere, mi ha insegnato a volermi bene, a rispettarmi. Quel cartello ha riassunto tutta quella storia. In quel periodo io ero già in crisi emozionale e lui non ha fatto altro che farmi sprofondare ancora più giù. Quando tentavo invano di rimettermi in piedi cercando nella mia musica un sollievo, un pagliativo, un respiro, una pausa, arrivava puntuale con un tempismo imperfetto il suo pensiero su quanto la musica fosse una accozzaglia di suoni senza senso, puro rumore. Iniziai a crederlo anche io. Lo stereo rimaneva spento per giorni, per settimane, il pianoforte sigillato e il mio cuore una cassaforte senza timer. Ma quando sei dentro ad una relazione non ti rendi conto. Questo cartello mi ha aperto un' ulteriore porta/verità su quella relazione, verità con la quale non avevo ancora fatto i conti. Troppo tardi ma benvenuta!

strimpellato da 88tasti | alle ore 15:14

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giovedì, 29 giugno 2006

Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte. Sull' arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: "é vera?" Sulla seconda compeggiare la domanda: "é necessaria?" Sulla terza essere scolpita l' ultima richiesta: "é gentile?"

"Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande. Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse."  (Romano Battaglia)

Parole sante, ma é possibile pensare, ogni volta che si sta per aprire bocca, alle tre regole/porte? Se così fosse non ci sarebbero certamente più parole al vento, aria fritta, maleducazione, offese, rimproveri, incazzature, violenze, falsità. Saremmo tutti carini, puri, gentili, veri, amabili, sintetici ed essenziali.  E se ci riuscissimo, annullando esplosioni ed implosioni, non saremmo ridotti a degli ebeti automi come il film "La donna perfetta"? E l' istinto che fine farebbe? E la passione?

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:05

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mercoledì, 07 giugno 2006

Milano, 06.06.06 ore 20.06

Il sole che ci stava donando uno strepitoso tramonto rosarosso é stato coperto da arroganti nuvole grigio scuro, in un istante. Il vento trionfante sembrava dirmi "hai visto perché oggi avevi mal di testa? sono arrivato e tu lo sapevi, mi hai sentito da lontano" e io lì a guardare fuori, con il naso appoggiato al finestrino dell' auto parcheggiata davanti casa dei miei genitori. E' successo tutto in un attimo, come ogni temporale che si rispetti. In casa sono stata accolta dai miei nipoti. La più piccola mi ha messo subito al corrente della data, del giorno del diavolo, del compleanno del nonno, della cena e della fine del mondo. Che sciocchezza. "Sì zia, l' hanno detto anche alla tv (disney channel), oggi é la fine del mondo!" Ho lanciato il sacchetto con il regalo del neutro e mi sono fiondata alla finestra. Era quasi buio là fuori. Tempo da lupi e un brivido lungo la schiena. "Accidenti, non posso mica farmi suggestionare dalle parole di una bimbetta! Fine del mondo, che assurdità!". Eppure continuavo ad avere una sensazione strana, avevo paura. "E se davvero questo cambio istantaneo di tempo e di temperatura fosse il presagio di fine, di desolazione, di catastrofe, di morte?". Neanche il tempo di sbarazzarmi di quell' inutile pensiero che da dietro sento un "ah, sei qui, ciao!". A momenti mi viente un infarto. "Accidenti, ma é il modo di spaventarmi?". Era l' altro nipote, quello più grande. "Scusa, non volevo. Nervosetta, eh?".  "No, é solo che questo tempo non mi piace. Sa di grandine". Neanche il tempo di finire la frase e sento un rumore di sasso contro il vetro. Grandine, appunto. Cazzo la macchina, cazzo i panni stesi, cazzo la mia piantagione/esperimento sul terrazzo (in realtà sono due vasche con quattro piantine di zucchine+due di pomodori+una di peperoncino+due di zucca, un raccolto andato a male, chissà i veri agricoltori, che tristezza). La pioggia di grandine é andata avanti per parecchi minuti. E io lì a guardare terrorizzata, aspettando non so bene cosa. Un letto di grandine, chicchi non grossissimi ma tanti, tantissimi. Alla fine sembrava fosse nevicato. Ma almeno c'é stata una fine, sì quella della grandinata. Che strano, in un giorno così strano una grandinata così strana. Ma la cosa ancor più strana é successa dopo: il neutro aprendo il regalo ha abbozzato un sorriso. Diavolo di un neutro, é la prima volta che ti vedo un' espressione paciosa su quel faccione, forse la data particolare del tuo compleanno insieme alla grandine ti hanno fatto davvero bene! 

E oggi c'é di nuovo il sole, stropicciato ma c'é, c'é, c'é!

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:42

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martedì, 06 giugno 2006

Vuoto (a rendere)

"Le emozioni collegate con la percezione di vuoto sono estremamente primitive. Indicano infatti l' assenza di un mondo interiore significativo, la difficoltà a dare un senso alla vita, la mancanza di slancio, di interesse, di desiderio. Ricordano gli stati d' animo tipici dei primi mesi di vita, che tuttavia nel neonato sano si alternano a momenti di benessere, di piacere, di interesse, favorito dalle stimolazioni che provengono dall' ambiente esterno. Con la crescita, poco per volta, il bambino tende a riempire questo vuoto iniziale: la sua interiorità da deserto si trasforma in spazio interiore, abitato da volti cari. Tale esperienza infantile può però ripresentarsi anche in età adulta: o perché indotta da fenomeni particolari o perché la persona benché cresciuta, ha conservato residui dell' infanzia o non ha completato il proprio processo di maturazione psicologica. Nel primo caso ci troviamo di fronte a situazioni create da fattori esterni quali l' assenza di stimolazione. Le sensazioni di vuoto, tipiche di una persona immatura, provengono dalla situazione interna. Sentimenti quali l' apatia (assenza di passione) o la noia. Esse esprimono sempre un' assenza: assenza di gioia, di interesse, di amore, di volontà, di agire, di senso e perfino di piacere. Parlano di un mondo interno poco organizzato, popolato di fantasmi, incapace di suscitare sentimenti positivi. Un mondo che si "sveglia" solo se sollecitato da sensazioni intense, dirompenti e desiderate in quanto percepite come le uniche capaci di rimandare alla persona la percezione di essere ancora in vita. L' alternativa infatti é il gelo, il vuoto, l' assenza. L' essere umano é cercatore per natura. Deprivato di questa sua caratteristica essenziale, non riuscirà mai a trovare la gioia di vivere. Quando invece, fin dalla prima infanzia, tutti i desideri sono accolti e soddisfatti, quando viene a mancare lo stimolo che, creando una situazione di frustrazione e mancanza, fa nascere non solo un ulteriore desiderio, ma anche la volontà di realizzarlo, ogni aspirazione umana, scompare. Ecco allora la piattezza, il vuoto di giornate spente, che riescono ad accendersi solo con il sensazionale, lo straordinario, spesso manifestato nella ricerca di piacere o come espressione di aggressività. Antidoto al vuoto quindi non é una vita più tranquilla bensì un' esistenza più faticosa, ma anche con maggior slancio e mordente, una vita almeno un po' degna di essere considerata tale."

Anna Bissi

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:19

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domenica, 04 giugno 2006

Descrivere l' amicizia senza cadere nei luoghi comuni é difficile. In un rapporto d' amicizia ci vogliono gli stessi ingredienti di un rapporto d' amore: comunicazione, sincerità, feeling, complicità, sentimento, affetto, etc. Luoghi comuni, appunto. Ma che c'é di male a cadere nei luoghi comuni? Se son comuni é perché tanta gente la pensa così, perché dovremmo diversificarci a tutti i costi? Perché trovare parole o pensieri diversi solo per fare l' eccezione? Amicizia, bella parola, grande parola, intensa, avvolgente, fondamentale. Fondamentale? Per chi? Conosco persone che dicono di bastare a loro stesse a tal punto da non aver bisogno di amici. Forse sono persone che nella vita hanno accumulato notevoli legnate dagli affetti e quindi per difesa credono di pensarla così ma non é vero. O magari é proprio così, ci si può bastare? Può bastare un rapporto d' amore e quindi pensare ad un amico solo ed esclusivamente nelle vesti del proprio partner? Perché abbiamo bisogno di amici? Per la regola che l' uomo é un animale socievole? Tante volte non é più facile aprirsi con degli sconosciuti così da non sentirsi giudicati? Ma da un amico ci si può sentire giudicati? Se sì, si può parlare ugualmente di amicizia? A me capita solo con la fatidica frase "oh, ma che fine hai fatto, perché non ti fai mai sentire?". Ho chiuso parecchi rapporti d' "amicizia" a causa di questa frase. Non la sopporto, é più forte di me. Come, io ti telefono perché ho voglia di sentirti e tu invece di chiedermi come sto mi accusi di non chiamarti mai? Non lo accetto. Ho bisogno di sentirmi libera di chiamarti quando voglio, senza regole. Non voglio sentirti solo perché sto male e ho bisogno di un amico o di una spalla sulla quale piangere. Voglio sentirti perché ho il desiderio di farlo, a prescindere da tutto il resto. Non ho firmato un contratto. E tu dovresti fare altrettanto. Sono troppo dura, lo so. E ho pensato anche che se fosse vera amicizia passerei sopra a quella frase. Non si può chiudere con un amico solo per una frase sbagliata. Vero ma tant'é.....difficile sbarazzarsi della rigidità!

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:50

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mercoledì, 31 maggio 2006

Ieri sera sono andata a cena da Monica. E' una bella persona Monica. Bella dentro e bella fuori. E' nel pieno del suo fascino, nel pieno della sua maturità sia fisica che intellettuale. E' una Donna di quasi quarant'anni che incontra ancora parecchi sguardi maschili di ammirazione e altrettanti sguardi femminili di invidia, più ora di quando aveva vent' anni. La conosco da tanto, da sempre. Difficilmente riusciamo a far combaciare i nostri impegni e a vederci con quella regolarità che vorremmo, ma ieri aveva bisogno di me, l' ho capito dalla sua voce al telefono. Superata la soglia di casa, con fare furioso mi ha presa per un braccio e mi ha fatto sedere davanti al video del pc di casa. Mi ha messo paura, non capivo. Lei é sempre stata distante dalla tecnologia, dal computer, dall' aspirapolvere, dal bimbi, tutte cose di cui si può tranquillamente fare a meno, dice. Il pc però era acceso, ha cliccato su windows media player e davanti ai miei occhi si sono materializzate scene di sesso estremo. Dopo dieci secondi chiude il programma e mi fa vedere l' elenco di tutti gli altri video dai titoli inequivocabili: tutti porno. A quel punto spegne tutto e scoppia in lacrime. A fatica riesce a spiegarmi che ha scoperto per caso quelle cose nel pc mentre cercava degli appunti scritti mesi prima, quasi a volersi giustificare. In casa vivono solo lei e Piero, suo marito. Monica si sente tradita, delusa,arrabbiata, non capisce perché suo marito abbia sentito il desiderio di scaricare e vedere quelle porcate, il sesso tra loro non manca e mi chiede perché. Perché? Bella domanda. Non lo so. Avrei potuto darle qualsiasi spiegazione, ma non ne avevo, non ne ho. Perché? Che cosa spinge un uomo giovane, sposato e sessualmente appagato (o apparentemente appagato) a guarda filmetti porno da solo? Si può parlare in questo caso di tradimento? O é Monica che sta esagerando? E' "normale"? E' fisiologico? E' patologico? Capita a tutti gli uomini? Potrebbe essere un campanello d' allarme che qualcosa tra loro non funziona?  Deve metterlo al corrente della scoperta? Ne deve parlare con lui o deve far finta di nulla? Io non ho idee, forse le avrei avute se fosse capitato a me, avrei forse reagito come lei oppure no. Non so.

Non ho mai aspirato a visite o commenti in questo mio blog, ma oggi, solo oggi, vorrei che tanti, tantissimi uomini ma anche donne passassero di qui e mi lasciassero le risposte a questi miei quesiti, perché io devo dare delle risposte a Monica e purtroppo non ne ho. Grazie.

strimpellato da 88tasti | alle ore 12:19

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martedì, 30 maggio 2006

La mia anima

strimpellato da 88tasti | alle ore 19:19

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lunedì, 29 maggio 2006

"La crescita è nella lotta alle abitudini di ciascuno di noi, proprio quelle abitudini così radicate da non essere quasi coscienti".

......strategie di crescita? 

 

strimpellato da 88tasti | alle ore 15:40

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martedì, 23 maggio 2006

Una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone, passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era che un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un filobus, della gente, i pali della luce elettrica. Immersi nuovamente la testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo tetto opaco.

Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate in cui i miei occhi si aprirono sul mare.

Jacques Yves Cousteau, 1936

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:05

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giovedì, 11 maggio 2006

E capire cosa siamo
sarebbe già un bel passo avanti
quando di passi indietro
se ne fanno tanti
e cerchi nello sguardo
di una qualunque persona
quel calore
che solo l' amore dona.
Si può stare anche da soli
se si riesce ad imparare
a guardarsi dentro
senza la voglia di scappare,
guardare e scoprire
per avere poi qualcosa da offrire,
non la solita anima
che vaga per il mondo
avvolta da un malessere profondo,
ma un' anima lucente
che sa di cosa è fatta
e può far del bene a tanta gente
non quella che non sa dare dei segni
d' affetto, che se rivolti a lei
non fanno alcun effetto.
Guarda negli occhi le persone che ami
e ascolta i mille richiami,
richiami di pace ora che l' hai ottenuta
perché hai vissuto delle cose
che ti hanno cresciuta,
fa crescere anche gli altri
con la tua esperienza
e vedrai che qualcuno
non potrà più viverne senza ;
scoprire se stessi
e poi la gioia di vivere
sapere che con qualcuno
tu potrai condividere
la tua storia, donando il tuo cuore,
ma tutto questo non avviene
se dentro non hai l' amore.
 V. Ramponi

strimpellato da 88tasti | alle ore 16:33

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lunedì, 08 maggio 2006

non c'é titolo che tenga

Vi meritate tutti una risposta perché accidenti, siete veramente in gamba e qui la posta in gioco é veramente alta, si parla della mia vita!

segnali del corpo---->attacchi di panico--->tosse---->confusione--->evasione--->troppo controllo---->assenza di controllo---->rimettermi a posto--->giusto equilibrio---->conoscersi---->fiducia---->periodo di assestamento---->abitudine---->......

Insomma, ho preso in prestito alcune vostre considerazioni e intendo ampliarne il concetto, magari non qui ma in sede più apportuna: la mia coscienza.

La mia vita non é stata sregolata, mai. Magari lo fosse stata. Nel profilo di Senzaspine leggo "sono stato tante cose nella mia vita: bravo ragazzo, figlio ideale, fidanzato ideale, amico ideale, studente ideale.......oggi ho 33 anni e voglio essere solo me stesso!". Porca paletta, quanta verità dietro a quattro righe. Potrebbe essere il mio profilo con l' aggiunta di qualche momento (che poi é diventato quotidianità) di ribellione. Ho sempre seguito le regole senza sapere cosa veramente fossero e cosa veramente volevo. E così ci sono andate di mezzo le mie emozioni. Sì perché ad un certo punto della mia vita...il nulla. Non provavo più niente. Non sentivo e tutto mi scivolava addosso. Poi il botto. Non tutti i guai vengono per nuocere e la mia relazione con il mio ormai ex mi ha dato nuovi spunti per dire il mio "mavaffanculo" (non solo a lui ma a tutto il mondo). Tutti dovrebbero avere un bum nella loro vita. Se arriva al momento giusto ti cambia la vita. La mia l' ha cambiata. Mi sono rinchiusa ancora di più per poi riesplodere in mille pezzi di puzzle che poi con pazienza certosina ho dovuto rimettere insieme. Avevo fame, una dannata fame di vita. Ho urlato a chiare lettere che cazzo, c'ero anche io e che mi spettava di diritto un ruolo in questo mondo. Questo é il mio ingurgitare: riappropriarmi di me stessa, delle mie emozioni, del mio cuore, della mia essenza. Niente cose folli, solo la quotidianità di sempre vista da un' altra angolazione. Non è stato facile, qui mi bastano forse cinque righe per descrivere un affare di anni. Così dopo aver sottoscritto il contratto più importante della mia vita, ho iniziato a vivere solo di emozioni. Ma quelle non ti danno da mangiare (in tutti i sensi), così ecco che si presenta il giusto equilibrio. La ragione e il sentimento. Il calcolo e l' istinto. I sogni e i piedi per terra.  Devo fare i conti con il giusto equilibrio, é lui che gestisce ogni cosa ma fa a botte con la perfezione, da me tanto ambita prima del bum e che comunque rimane seppellita come un morto qui da qualche parte.  Non so quante persone si siano trovate in questa situazione che dovrebbe forse esplodere nel periodo adolescenziale. Non importa se il mio bum é arrivato all' alba dei trenta e rotti, l' importante é che sia arrivato perché sarebbe stato peggio vivere tutta la vita alla ricerca della perfezione e all' insegna della razionalità senza rendersi conto della scoperta, delle altre vie, del mondo della vita, di quanto anche una semplice farfalla ti possa rasserenare per cinque minuti, di quanto sia assurdo mettersi la canottiera sotto il vestito anche in estate solo perché mamma te l' ha insegnato e tu continui a farlo, di quanto sia invalidante non metterti a piangere solo perché tuo padre ti ha insegnato che solo i deboli lo fanno e tu devi essere forte, di quanto sarebbe stato devastante per il mio futuro figlio avere una madre senza la cognizione dell' importanza delle emozioni, che gli avrebbe insegnato solo perfezione e  controllo.....

Lacrimuccia e via!

Libertà - Dipinto del maestro Giuliano Giuggioli 

Grazie a chi ha avuto la bonpietà di leggere e di comprendere, se non tutto almeno qualcosina di questa esternazione confusionale.


strimpellato da 88tasti | alle ore 12:20

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mercoledì, 03 maggio 2006

Shopping (estremo)

Era una domenica pomeriggio come tante altre. Il cielo era coperto e un sole stropicciato faceva capolino in rari istanti. Dovevo andare "per funghi" nella più classica ma autorevole (in quanto suggerita da Lampo) gita fuori porta. Purtroppo il tempo non prometteva niente di buono così ho optato per una domenica casalinga. Dopo aver riepito lavatrici, spolverato soprammobili, stirato montagne, spazzato pianure e sistemato un mare di cianfrusaglie (non vivo in un castello ma il plurale rende meglio la figura della vivace colf superfiga) mi sono fermata ad osservare la mia minuscola cabina armadio detta anche "il bugigattolo". Tempo fa fui messa sotto tortura a pane e acqua con l' ultimatum "o me o i vestiti!" da un uomo molto tollerante che però non sapeva effettivamente dove posizionare i suoi quattro stracci.  Fu allora che decisi di sfoltire il guardaroba. Mi costò parecchio, mi costò in termini affettivi. Tutto ciò che c'era lì dentro era frutto di vent' anni di duro lavoro e di risparmi ben organizzati. Purtroppo non buttando via nulla (compreso abiti di due taglie meno rispetto ad ora nella speranza di poterci rientrare, oh!), é ovvio che i ripiani straripino e i cassetti debordino. Ebbene, osservando da vicino il mio bugigattolo mi sono accorta di quanto fosse spoglio come un albero in autunno. Avevo esagerato con la potatura. Mi é venuto un senso di tristezza infinita, poi, osservando meglio e vedendo qualche spazietto ancora libero, si é dipindo sul mio grugno quel sorrisino sadico e beffardo e una strana sensazione si é impossessata di me: avevo prurito alle mani, la bavetta agli angoli della bocca e gli occhi spalancati. L' impulso si faceva sempre più forte sino a sfociare in un moto di pazzia. Ho messo le scarpe da ginnastica (per comodità, of course), ho preso il mio compagno per la collottola e il mio cane per il braccio, ehm no, il contrario credo o qualcosa del genere e via di corsa tutti e tre fuori casa. Avevo bisogno di altre foglie per il mio albero. Mentre salivamo in auto lui chiede se prima di questo raptus e prima di scaraventarli (lui+cane) nel primo centro commerciale aperto avevo fatto training autogeno e tenuto in considerazione i tre unici punti del "Manuale delle Giovani Marmotte per uno shopping intelligente" che tutte le donne del mondo devono conoscere e ripassare prima di buttarsi nelle spese folli.

1) Chiediti se ti serve veramente qualcosa in particolare o stai solo cercando qualcosa da acquistare.

 Non me ne frega una cippa, passiamo alla due.

2) Non precipitarti a comprare, prima ragiona. Fai un giro per negozi, osserva, torna a casa e fai la lista di ciò che hai visto e pensa a cosa ti può essere veramente utile tenendo in considerazione anche il rapporto qualità/numeropezzi/prezzo.

Tutto! Ho bisogno di tutto! Eh no, non tornerò a casa a mani vuote!

3) Stabilisci un budget massimo.

Questa é l'unica regola da tenere in considerazione perché ne va del mio futuro ....di coppia e soprattutto perché dopo "il danno" vengo presa dai rimorsi di coscienza che possono distruggere sia il ricordo della bella giornata di shopping che la mia autostima, tzé!

Ecco, ho letto il Vangelo. Ora possiamo andare. Destinazione? Outlet di Serravalle Scrivia, yeah! Chi non c'é stato non può capire quanta soddisfazione regna in quel villaggio dello shopping estremo! Ti riempie il cuore e ti senti felice nonostante i tre km. di coda al casello di Serravalle e i venti minuti trascorsi a girare stile trottola per il megaparcheggio in cerca di un misero buco per l' auto (aimé con il tempo così instabile prendere la moto era da pazzi e poi non ci sarebbero stati tutti i miei acquisti!). Appena entrati nel girone del purgatorio, decido che con un buon gelato in mano la "pena" poteva risultare più dolce e così mi avvio per le strade del villaggio come una bimbetta con il suo cono con i rigagnoli di cioccolato sulla mano e gli occhi "barluccichenti" di speranza e gioia (mentre i miei due facchini si trascinavano dietro di me). Alle ore 20.00 chiusura dei negozi e diciamo pure che il centro l' ho chiuso io in quanto mi hanno lasciato le chiavi dopo avermi eletto cittadina onoraria, peccato che l' outlet non abbia bisogno di chiusura in quanto all' aperto ma con strade private rigorosamente pedonali: sembra proprio un piccolo paese e al calar della sera una città fantasma, stile far west con tanto di saloon e cowboys.

Tornando a me sono stata bravissima, son tornata con solo due maglie (Liu Jo) e qualche trucchetto (Pupa).  Stanchi e stravolti (più loro due che la sottoscritta ancora carica di adrenalina) ci siamo fermati da mc donald's e abbiamo completato l' opera del "facciamoci male" per poi stramazzare, a distanza di trenta minuti,  sul primo divano disponibile nonché unico di casa.

Bella giornata, ah sì proprio una bella giornata! Alla prossima.

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:55

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venerdì, 28 aprile 2006

La (piccola) tartaruga

Alla piccola tartaruga piaceva giocare da sola e piaceva giocare con gli amici. Le piaceva guardare la tv e andare fuori a giocare, ma non le piaceva andare a scuola. Starsene seduta in classe ad ascoltare per tutto il tempo il maestro non gli piaceva. Era durissima. Spesso la tartarughina si arrabbiava con i suoi amici. Le prendevano le matite, a volte la spingevano o la infastidivano e quando succedeva la tartarughina si arrabbiava tantissimo. Spesso rispondeva con la stessa moneta o diceva cose cattive di cui poi si pentiva. Sola, arrabbiata e confusa si sentiva triste perché non riusciva a controllarsi né sapeva come venire a capo del problema. Un giorno incontrò una vecchia e saggia tartaruga e le raccontò il problema. La vecchia tartaruga le disse:"dentro di te c'é già la soluzione al problema. E' la tua corazza. Quando sei arrabbiata al punto da non riuscire a controllarti, puoi andare dentro la tua corazza e calmarti. Quando io sono dentro la mia corazza faccio tre cose: mi dico di fermarmi, faccio un lungo respiro e poi mi chiedo qual'é il problema". Il giorno successivo un amico si mette ad infastidirla e la tartarughina sente la rabbia che sale dentro di lei. Si ricorda quello che le ha detto la vecchia tartaruga, così si ripiega nella corazza, dove c'é pace e nessuno potrà disturbarla, mettendosi a pensare sul da farsi. Fa un lungo respiro e quando esce dalla corazza vede il maestro che le sorride. Ripete più volte il sistema. A volte funziona a volte no, ma a poco a poco la piccola tartaruga impara a controllarsi usando la corazza. Fa nuove amicizie e comincia ad apprezzare di più la scuola perché adesso sa come gestirsi.

Dedicato a me e a lei

strimpellato da 88tasti | alle ore 15:16

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giovedì, 27 aprile 2006

(auto)costruzione

Hai bisogno di una casa ma non hai i soldini necessari? Ti piacerebbe farti una casina come piace a te? Hai del tempo a disposizione e non sai come impegnarlo? Stufo delle solite agenzie immobiliari? Scegli l' autocostruzione!

I candidati autocostruttori devono provare di avere una reale necessità di una casa, devono essere disponibili a prestare la loro opera manuale per la costruzione della propria abitazione e devono provare di essere in grado di affrontare il costo del mutuo che ovviamente non sarà di una cifra esorbitante in quanto scalato della propria mano d' opera. Così un casina di 200.000 euro verrà a costare solo 70.000 euro di mutuo. Economico, no? Il  Comune di Ravenna promuove l' autocostruzione della propria casa. Nel territorio del Comune di Ravenna saranno realizzati circa quattro cantieri per un totale di settanta case. A Piangipane la prima cooperativa di autocostruttori italiani e stranieri dell' Emilia Romagna edificherà ventisei case. Impiegati, casalinghe, pensionati tutti insieme con tanto di caschetto, guanti, calce e cemento per costruire il proprio nido. Persone che non hanno mai fatto opere murarie che si improvvisano muratori spinti dalla voglia di potersi finalmente permettere le tanto sospirate quattro mura. Non so ancora molto sull' argomento che comunque approfondirò, ma spero vivamente che questi dilettanti siano seguiti e monitorati costantemente da un professionista del mattone altrimenti i danni che potrebbero provocare farebbero risalire irrimediabilmente il costo della casa........come si suol dire: a ognuno il suo mestiere!

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:30

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