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Utente: 88tasti
socializzo meglio con gli animali a quattro zampe ma ultimamente mi sto impegnando anche con quelli a due: datemi tempo, non é così facile...nel frattempo lasciatemi suonare i miei pensieri...
88 Tasti

"Ora tu pensa:
un pianoforte.
I tasti iniziano.
I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88,
su questo nessuno
può fregarti.
Non sono infiniti, loro.
Tu sei infinito,
e dentro quei tasti
è infinita la musica
che puoi fare.
Loro sono 88.
Tu sei infinito.
Questo a me piace.
Questo lo si può vivere."

Oggi
Spartiti
E l' uomo incontrò il cane (Lorenz)
Concerto per piano e Orchestra n. 3 Op. 30 (Rachmaninov)
Non ti muovere (Mazzantini)
Insieme, e basta (Gavalda)
Le quattro stagioni (Vivaldi)
La bottega del pianoforte (Carhart)
La boutique del mistero (Buzzati)
Il codice dell' anima (Hillman)
I monologhi della vagina (Ensler)
Novecento (Baricco)
The Legend of the Pianist on the Ocean (Morricone)
Rhapsody in Blue (Gershwin)
C'é qualcosa che sbava sotto il letto (Calvin and Hobbes)
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giovedì, 03 agosto 2006

NE-GA-TI-VO

Non solo sono usciti i segnetti che mi hanno disillusa, ma io ci ho anche visto un bel cartello con scritto "riprova sarai più fortunata!", come una sorta di gratta e vinci. E tutto sommato sarebbe anche carino se le case farmaceutiche cambiassero il test di gravidanza, così asettico e obsoleto, in qualcosa di più geniale e simpatico. Una donna vuol sentirsi dire che é incinta in maniera più fantasiosa e gentile, ecchediamine! I test potrebbero essere colorati e le finestrelle a forma di fiore o di cuore e via quei segnetti del piffero, oltre alla vista mettiamoci anche il senso dell' udito: se sei incinta un bel pianto di bambino, se non lo sei una voce suadente che ti dice "dacci dentro, baby!". Vabbé, tanto il mio é negativo, che mi lamento a fare?  

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:11

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martedì, 01 agosto 2006

In questi ultimi giorni il pensiero di essere incinta mi ha un pochino preso la mano, così oggi sono andata in farmacia e ho comprato un test di gravidanza.Questa é la seconda volta che faccio un acquisto del genere. La prima volta avevo vent' anni e ricordo ancora la faccia del farmacista, mi vergognavo come una ladra e la richiesta gliela feci sottovoce. Avevo talmente tanta paura di vedere i segnetti apparire sul test che mi viene ancora da sorridere al pensiero di quella situazione così drammatica e incosciente. Ora invece sono qui con la speranza di vedere apparire quei segnetti perché se fossi incinta non sarebbe opera né dello spirito santo né della sfiga.

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:35

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lunedì, 31 luglio 2006

.....sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà lo stress accumulato......

.....sta di fatto che .....

.....questo mese.....

......sono in ritardo di quasi quindici giorni......

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:35

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giovedì, 20 luglio 2006

...non ne vedevo una da non so quanti anni....é emozionante scoprire che non si sono estinte:

le piccole cose colpiscono ancora, yeah!

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:37

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martedì, 18 luglio 2006

Narciso & C.

Secondo il mito greco, narciso era un bel giovane di cui si innamorò la ninfa Eco. Eco era stata privata della parola da Era, moglie di Zeus, e poteva soltanto ripetere le ultime sillabe delle parole altrui. Incapace di esprimere il suo amore, Eco venne respinta da Narciso e morì di crepacuore. Gli dei punirono allora narciso per la durezza con cui aveva trattato Eco facendolo innamorare della propria immagine. L’ indovino Tiresia aveva predetto che Narciso avrebbe cessato di vivere nel momento in cui si fosse visto. E un giorno, chinandosi sopra le limpide acque di una fonte, colse la sua immagine riflessa nell’ acqua. Narciso si innamorò appassionatamente di quell’ immagine e non volle più abbandonare il luogo. Morì così di languore e si trasformò in un narciso, il fiore che cresce ai bordi delle fonti.

Di solito si pensa al narcisismo come ad un eccessivo amore di sé, accompagnato da una corrispondente mancanza di interesse e di sentimenti verso gli altri. Il narcisista ha fama di essere un egoista e un avido il cui slogan è “io e soltanto io”. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono. Negano i sentimenti, tendono ad essere manipolativi e seduttivi, mancano di veri valori, non hanno emozioni, si sentono vuoti, frustrati e insoddisfatti. Insomma, i narcisisti sono caratterizzati dalla mancanza di umanità.  I narcisisti dimostrano mancanza di interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo: investono sull’ immagine e non sul sé. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono.  

Se ci si pensa é una condizione desolata. Quante volte giudichiamo qualcuno solo superficialmente e quante volte etichettiamo una persona. In questo caso poi un mito, una storiella con o senza senso, ha scaturito nel tempo il dispregiativo “è un narcisista” che non rimanda all’ idea meravigliosa di un fiore, ma ad un essere privo di coscienza e patologicamente problematico. Sì perché essere un narcisista nel vero senso del termine è patologico. Chi è affetto da questa patologia è senza emozioni e vive nell’ indifferenza. Quale male peggiore può affliggere un essere umano? Quante volte si classifica qualcuno in questa (o in altre) categoria senza pensare a cosa ci sta veramente dietro? Quanto é facile giudicare dalle apparenze?  Ma s(t)iamo ancora e davvero fermi a questo?

strimpellato da 88tasti | alle ore 19:15

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venerdì, 14 luglio 2006

C'é stato un tempo in cui avevo 4 cani e 2 gatti.

Ora ho "solo" 2 cani e 2 gatti.

Eppure il risultato non cambia: le vacanze sono sempre state fatte a turni tra me, i miei genitori e i miei più cari amici.  Ritengo di essere una persona fortunata in quanto un' anima gentile ci ha messo a disposizione lo spazio per poter accudire i nostri animali  nel periodo delle ferie. Così loro stanno tutti insieme e noi a rotazione possiamo andare in vacanza senza rinunce e rimorsi. Così farò anche quest' anno e so già che fare la dog-sitter mi entusiasmerà davvero tanto e che ci saranno momenti emozionalmente intensi che non mi faranno rimpiangere la spiaggia e il mare. Non sono migliore di altri, faccio solo ciò che mi detta il cuore e il mio essere, a volte riconosco anche in maniera esagerata, ma queste creature mi hanno dato e continuano a darmi tanto.

La sensibilità umana è strana. C'é chi ma il suo prossimo come se stesso, c'é chi é indifferente, c'é chi odia il suo prossimo come se stesso, c'é il giusto equilibrio, c'é chi ama le persone e detesta i quattro zampe e ci sono le persone come me che amano talmente tanto gli animali da non tollerare la mancanza di sensibilità e di rispetto che deve contraddistinguere un uomo.

 

 

"Si può riconoscere il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali"  (Kant)

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:41

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martedì, 04 luglio 2006

Di fronte a questo cartello sono rimasta perplessa ed imbarazzata. Subito dopo é scattato l'istinto di fotografarlo e i ricordi ormai sepolti sotto strati di cambiamenti e di presente, sono riaffiorati in superficie.

Non conosco il parco, mi ci sono trovata per caso e non so chi sia Piermichele. La dedica però non parla solo di lui ma anche della mia storia passata. Ho vissuto tre anni della mia vita in balia di un uomo che amavo con tutta me stessa, troppo. Una di quelle relazioni masochistiche a senso unico, o meglio l' incontro di due persone che pensavano l' amore in senso diametralmente opposto. Una relazione troppo affollata basata su un scala di valori per me incomprensibile e dolorosa. Il suo egoismo, i suoi maltrattamenti, i suoi ricatti psicologici, la sua gelosia, tutto questo contro il mio amore era diventata una partita impossibile da giocare.Dopo tre anni mi sono chiamata fuori, troppo piccola e fragile per continuare a farmi del male, ne andava della mia salute psicofisica, troppo importante per non ascoltarmi. Ho perso. Ho vinto. Solo ora posso dire che quella relazione mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, mi ha fatto conoscere, mi ha insegnato a volermi bene, a rispettarmi. Quel cartello ha riassunto tutta quella storia. In quel periodo io ero già in crisi emozionale e lui non ha fatto altro che farmi sprofondare ancora più giù. Quando tentavo invano di rimettermi in piedi cercando nella mia musica un sollievo, un pagliativo, un respiro, una pausa, arrivava puntuale con un tempismo imperfetto il suo pensiero su quanto la musica fosse una accozzaglia di suoni senza senso, puro rumore. Iniziai a crederlo anche io. Lo stereo rimaneva spento per giorni, per settimane, il pianoforte sigillato e il mio cuore una cassaforte senza timer. Ma quando sei dentro ad una relazione non ti rendi conto. Questo cartello mi ha aperto un' ulteriore porta/verità su quella relazione, verità con la quale non avevo ancora fatto i conti. Troppo tardi ma benvenuta!

strimpellato da 88tasti | alle ore 15:14

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giovedì, 29 giugno 2006

Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte. Sull' arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: "é vera?" Sulla seconda compeggiare la domanda: "é necessaria?" Sulla terza essere scolpita l' ultima richiesta: "é gentile?"

"Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande. Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse."  (Romano Battaglia)

Parole sante, ma é possibile pensare, ogni volta che si sta per aprire bocca, alle tre regole/porte? Se così fosse non ci sarebbero certamente più parole al vento, aria fritta, maleducazione, offese, rimproveri, incazzature, violenze, falsità. Saremmo tutti carini, puri, gentili, veri, amabili, sintetici ed essenziali.  E se ci riuscissimo, annullando esplosioni ed implosioni, non saremmo ridotti a degli ebeti automi come il film "La donna perfetta"? E l' istinto che fine farebbe? E la passione?

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:05

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venerdì, 16 giugno 2006

Sono fisicamente tornata ma mentalmente sono troppo occupata per scrivere sul blog o per fare qualsiasi altra cosa che non sia ripassare la parte dello spettacolo. Sono agitata e preoccupata. Non ricordo nulla e spero di non andare in palla entrando in scena e vedendo il pubblico in teatro. Dovrei forse farmi un "cicchettino" o prendere del lexotan per rilassarmi prima di salire sul palco ma la paura di perdere il controllo (sempre lui!) mi impedisce l' assunzione di  ogni tipo di "droga".  Meglio così. Meglio sentire l' emozione e l' adrenalina. Meglio vivere l' ansia da prestazione e rischiare il panico da debutto.

Tanta merda a me!

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:01

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mercoledì, 07 giugno 2006

Milano, 06.06.06 ore 20.06

Il sole che ci stava donando uno strepitoso tramonto rosarosso é stato coperto da arroganti nuvole grigio scuro, in un istante. Il vento trionfante sembrava dirmi "hai visto perché oggi avevi mal di testa? sono arrivato e tu lo sapevi, mi hai sentito da lontano" e io lì a guardare fuori, con il naso appoggiato al finestrino dell' auto parcheggiata davanti casa dei miei genitori. E' successo tutto in un attimo, come ogni temporale che si rispetti. In casa sono stata accolta dai miei nipoti. La più piccola mi ha messo subito al corrente della data, del giorno del diavolo, del compleanno del nonno, della cena e della fine del mondo. Che sciocchezza. "Sì zia, l' hanno detto anche alla tv (disney channel), oggi é la fine del mondo!" Ho lanciato il sacchetto con il regalo del neutro e mi sono fiondata alla finestra. Era quasi buio là fuori. Tempo da lupi e un brivido lungo la schiena. "Accidenti, non posso mica farmi suggestionare dalle parole di una bimbetta! Fine del mondo, che assurdità!". Eppure continuavo ad avere una sensazione strana, avevo paura. "E se davvero questo cambio istantaneo di tempo e di temperatura fosse il presagio di fine, di desolazione, di catastrofe, di morte?". Neanche il tempo di sbarazzarmi di quell' inutile pensiero che da dietro sento un "ah, sei qui, ciao!". A momenti mi viente un infarto. "Accidenti, ma é il modo di spaventarmi?". Era l' altro nipote, quello più grande. "Scusa, non volevo. Nervosetta, eh?".  "No, é solo che questo tempo non mi piace. Sa di grandine". Neanche il tempo di finire la frase e sento un rumore di sasso contro il vetro. Grandine, appunto. Cazzo la macchina, cazzo i panni stesi, cazzo la mia piantagione/esperimento sul terrazzo (in realtà sono due vasche con quattro piantine di zucchine+due di pomodori+una di peperoncino+due di zucca, un raccolto andato a male, chissà i veri agricoltori, che tristezza). La pioggia di grandine é andata avanti per parecchi minuti. E io lì a guardare terrorizzata, aspettando non so bene cosa. Un letto di grandine, chicchi non grossissimi ma tanti, tantissimi. Alla fine sembrava fosse nevicato. Ma almeno c'é stata una fine, sì quella della grandinata. Che strano, in un giorno così strano una grandinata così strana. Ma la cosa ancor più strana é successa dopo: il neutro aprendo il regalo ha abbozzato un sorriso. Diavolo di un neutro, é la prima volta che ti vedo un' espressione paciosa su quel faccione, forse la data particolare del tuo compleanno insieme alla grandine ti hanno fatto davvero bene! 

E oggi c'é di nuovo il sole, stropicciato ma c'é, c'é, c'é!

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:42

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martedì, 06 giugno 2006

Vuoto (a rendere)

"Le emozioni collegate con la percezione di vuoto sono estremamente primitive. Indicano infatti l' assenza di un mondo interiore significativo, la difficoltà a dare un senso alla vita, la mancanza di slancio, di interesse, di desiderio. Ricordano gli stati d' animo tipici dei primi mesi di vita, che tuttavia nel neonato sano si alternano a momenti di benessere, di piacere, di interesse, favorito dalle stimolazioni che provengono dall' ambiente esterno. Con la crescita, poco per volta, il bambino tende a riempire questo vuoto iniziale: la sua interiorità da deserto si trasforma in spazio interiore, abitato da volti cari. Tale esperienza infantile può però ripresentarsi anche in età adulta: o perché indotta da fenomeni particolari o perché la persona benché cresciuta, ha conservato residui dell' infanzia o non ha completato il proprio processo di maturazione psicologica. Nel primo caso ci troviamo di fronte a situazioni create da fattori esterni quali l' assenza di stimolazione. Le sensazioni di vuoto, tipiche di una persona immatura, provengono dalla situazione interna. Sentimenti quali l' apatia (assenza di passione) o la noia. Esse esprimono sempre un' assenza: assenza di gioia, di interesse, di amore, di volontà, di agire, di senso e perfino di piacere. Parlano di un mondo interno poco organizzato, popolato di fantasmi, incapace di suscitare sentimenti positivi. Un mondo che si "sveglia" solo se sollecitato da sensazioni intense, dirompenti e desiderate in quanto percepite come le uniche capaci di rimandare alla persona la percezione di essere ancora in vita. L' alternativa infatti é il gelo, il vuoto, l' assenza. L' essere umano é cercatore per natura. Deprivato di questa sua caratteristica essenziale, non riuscirà mai a trovare la gioia di vivere. Quando invece, fin dalla prima infanzia, tutti i desideri sono accolti e soddisfatti, quando viene a mancare lo stimolo che, creando una situazione di frustrazione e mancanza, fa nascere non solo un ulteriore desiderio, ma anche la volontà di realizzarlo, ogni aspirazione umana, scompare. Ecco allora la piattezza, il vuoto di giornate spente, che riescono ad accendersi solo con il sensazionale, lo straordinario, spesso manifestato nella ricerca di piacere o come espressione di aggressività. Antidoto al vuoto quindi non é una vita più tranquilla bensì un' esistenza più faticosa, ma anche con maggior slancio e mordente, una vita almeno un po' degna di essere considerata tale."

Anna Bissi

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:19

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giovedì, 25 maggio 2006

"Mamma, mamma, mi compri un pianoforte?" - "Un pianoforte? Per farci cosa?" - "Ma per suonarlo, mamma!" - "Sei troppo piccola e poi é un investimento che non possiamo permetterci, pensa a qualcosa d' altro" - "Va bene mammina, allora un cavallo, vero però!" 

Alla fine mia madre, stanca dei continui strattonamenti alla gonna come solo i bambini sanno fare, noleggiò il mio primo pianoforte. Era uno Steinway verticale, il colosso e la bambina. Mia madre ricorda ancora guando entrarono in casa i due trasportatori. Pensavano che il pianoforte fosse per un adulto e quando capirono che invece era per me, mi guardarono con aria contrariata pensando alle nefandezze compiute dai bambini sulle tastiere, ma era "un prezzo da pagare per l' iniziazione". Avevo solo cinque anni quando iniziai le mie prime lezioni di solfeggio. Una noia mortale ma già allora la mia testardaggine mi portò ad alzare lo sgabello al massimo e a mettere le piccole dita sulla tastiera. Ricordo ancora la mia prima insegnante, quella con la bacchetta. Ogni tasto sbagliato, ogni nota stonata, ogni posizione errata del polso, era una bacchettata sulle mani. E quando invece il problema era la memoria (ne ho sempre avuta pochissima) la bacchettata arrivata dritta sulla testa. Non ricordo il dolore, ma il gesto: elegante ma deciso, proprio come lei. Che riposi in pace. E comunque tra una scala e l' altra, tra una botta e l' altra, tra un problema di adolescenza e l' altro, tra un saggio mancato  per paura e l' altro, tra un "Ave Maria" di Schubert suonata ai matrimoni in chiesa e l' altro, tra la mia poca pazienza e la voglia di imparare, tra la mia testardaggine e gli impegni di scuola, sono giunta al traguardo del diploma. Uno a zero, punto per 88, evviva! Palla al centro e ora che si fa? Ma si inizia ad insegnare, ovvio. Ovvio? Ci ho provato e devo dire che la cosa mi piaceva anche. Guardavo quei bambini sullo sgabello con le gambe a ciondoloni e rivedevo me. Che tenerezza. Alcuni svogliati, comunque normale a quell' età, spinti solo dal desiderio dei propri genitori.Altri più motivati o forse solo più grandicelli. E mi chiedevo allora cosa diavolo mi avesse spinto a volere a tutti i costi un pianoforte. Ancora oggi non ho la risposta. E mi nascondo dietro a un semplice ma efficace "ci sono cose che non devono avere per forza una spiegazione". E poi? Poi arrivò il buio.....

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:09

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domenica, 14 maggio 2006

Sì, adoro le pause. Fanno la differenza,loro. Nei silenzi di un discorso ci stanno tante parole da poter cogliere. Le pause dal lavoro sono le occasioni migliori per riposare mente e corpo e poter richiamare a sè l' energia necessaria. Pausa è contemplazione. Pausa é ascoltare. Pausa é rispetto per sé stessi (e un po' anche per gli altri). Pausa per un caffé che ristora e il palato fa la ola. Pausa é mettersi in standby senza spegnersi completamente.  Pausa é salvezza. Pausa é meditazione ma non é necessariamente silenzio. Pausa é respiro. Pausa é un fermoimmagine. Le pause di un brano poi, quelle fanno la vera differenza: possiamo suonare tutti lo stesso spartito con la stessa tecnica sulla medesima tastiera  (anche quella della vita come dice Baricco) ma lasciarsi trasportare dal sentimento e dall' emozione vuol dire rispettare le pause a nostro piacimento, vederle, leggerle, sentirle e farle nostre. Ecco, le pause vanno sentite altrimenti rimane solo rumore. 

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:30

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lunedì, 08 maggio 2006

non c'é titolo che tenga

Vi meritate tutti una risposta perché accidenti, siete veramente in gamba e qui la posta in gioco é veramente alta, si parla della mia vita!

segnali del corpo---->attacchi di panico--->tosse---->confusione--->evasione--->troppo controllo---->assenza di controllo---->rimettermi a posto--->giusto equilibrio---->conoscersi---->fiducia---->periodo di assestamento---->abitudine---->......

Insomma, ho preso in prestito alcune vostre considerazioni e intendo ampliarne il concetto, magari non qui ma in sede più apportuna: la mia coscienza.

La mia vita non é stata sregolata, mai. Magari lo fosse stata. Nel profilo di Senzaspine leggo "sono stato tante cose nella mia vita: bravo ragazzo, figlio ideale, fidanzato ideale, amico ideale, studente ideale.......oggi ho 33 anni e voglio essere solo me stesso!". Porca paletta, quanta verità dietro a quattro righe. Potrebbe essere il mio profilo con l' aggiunta di qualche momento (che poi é diventato quotidianità) di ribellione. Ho sempre seguito le regole senza sapere cosa veramente fossero e cosa veramente volevo. E così ci sono andate di mezzo le mie emozioni. Sì perché ad un certo punto della mia vita...il nulla. Non provavo più niente. Non sentivo e tutto mi scivolava addosso. Poi il botto. Non tutti i guai vengono per nuocere e la mia relazione con il mio ormai ex mi ha dato nuovi spunti per dire il mio "mavaffanculo" (non solo a lui ma a tutto il mondo). Tutti dovrebbero avere un bum nella loro vita. Se arriva al momento giusto ti cambia la vita. La mia l' ha cambiata. Mi sono rinchiusa ancora di più per poi riesplodere in mille pezzi di puzzle che poi con pazienza certosina ho dovuto rimettere insieme. Avevo fame, una dannata fame di vita. Ho urlato a chiare lettere che cazzo, c'ero anche io e che mi spettava di diritto un ruolo in questo mondo. Questo é il mio ingurgitare: riappropriarmi di me stessa, delle mie emozioni, del mio cuore, della mia essenza. Niente cose folli, solo la quotidianità di sempre vista da un' altra angolazione. Non è stato facile, qui mi bastano forse cinque righe per descrivere un affare di anni. Così dopo aver sottoscritto il contratto più importante della mia vita, ho iniziato a vivere solo di emozioni. Ma quelle non ti danno da mangiare (in tutti i sensi), così ecco che si presenta il giusto equilibrio. La ragione e il sentimento. Il calcolo e l' istinto. I sogni e i piedi per terra.  Devo fare i conti con il giusto equilibrio, é lui che gestisce ogni cosa ma fa a botte con la perfezione, da me tanto ambita prima del bum e che comunque rimane seppellita come un morto qui da qualche parte.  Non so quante persone si siano trovate in questa situazione che dovrebbe forse esplodere nel periodo adolescenziale. Non importa se il mio bum é arrivato all' alba dei trenta e rotti, l' importante é che sia arrivato perché sarebbe stato peggio vivere tutta la vita alla ricerca della perfezione e all' insegna della razionalità senza rendersi conto della scoperta, delle altre vie, del mondo della vita, di quanto anche una semplice farfalla ti possa rasserenare per cinque minuti, di quanto sia assurdo mettersi la canottiera sotto il vestito anche in estate solo perché mamma te l' ha insegnato e tu continui a farlo, di quanto sia invalidante non metterti a piangere solo perché tuo padre ti ha insegnato che solo i deboli lo fanno e tu devi essere forte, di quanto sarebbe stato devastante per il mio futuro figlio avere una madre senza la cognizione dell' importanza delle emozioni, che gli avrebbe insegnato solo perfezione e  controllo.....

Lacrimuccia e via!

Libertà - Dipinto del maestro Giuliano Giuggioli 

Grazie a chi ha avuto la bonpietà di leggere e di comprendere, se non tutto almeno qualcosina di questa esternazione confusionale.


strimpellato da 88tasti | alle ore 12:20

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giovedì, 04 maggio 2006

Le mille espressioni (del cuore)

Ho un gran mal di testa. Ho una forte tosse, secca e fastidiosa. Colpi di tosse decisi (almeno loro!) che non sono frutto di qualche virus influenzale o di capelli bagnati lasciati asciugare tra l' aria corrente delle finistre aperte. Non é neanche frutto di un mal di gola stagionale, no il "male" sta un po' più in giù, o un po' più in su......C&C: Cuore e Cervello.  Cerco di ascoltare bene il mio corpo, mi invia dei segnali inequivocabili. Una volta erano gli attacchi di panico che mi scuotevano per farmi capire che qualcosa non andava; mi limitavano la vita per farmi capire quanto la mia mente fosse limitata. Ora c'é la tosse. Domani magari un callo al dito mignolo del piede. Chissà. E allora resto in ascolto, tesa come una sentinella. Ma so già che non é una cosa sola, sono tante tutte insieme e l' esplosione del sintomo non é altro che il pienone fatto: ho ingurgitato troppa vita tutta insieme, mi sono lasciata vivere dagli eventi senza coscienza effettiva. No, così non va, devo correre ai ripari. Cosa c'é che non va? Devo fare i conti con me stessa e  "due più due non torna quattro mai" ......sincronicità, Anna?  Ho iniziato a vivere da qualche anno. Sto imparando ad amare. Sono uscita dal guscio e dal rancore. Ho iniziato a volermi bene, a conoscermi, a rispettarmi, ma non é ancora abbastanza.  Cosa c'é che non va, ora?

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:36

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mercoledì, 19 aprile 2006

"Ti piace?"

"Non so, non me ne intendo".

"Ma non sono cose che si possono imparare. Sono belle, punto."

"Sei credente?"

"No. Cioé sì. Quando ascolto musica come questa il cuore mi si gonfia al punto che mi sembra di credere in Dio. Ma mi sbaglio. E' in Vivaldi che credo, in Vivaldi, in Bach, in Beethoven. Gli dei sono loro. Il Vecchio lassù é un pretesto. E' l' unica qualità che gli concedo, aver ispirato questi capolavori".

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:03

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brano suonato in: emozioniesentimenti
mercoledì, 22 marzo 2006

Gli scontri generazioni e caratteriali che contraddistinguono il mio rapporto con i miei genitori é sempre stato chiaro e forte. Prima non avevo l' età e quindi la maturità e la saggezza per poter capire e lasciar correre......ora che sono adulta vaccinata e che in parte dovrei averle e che in parte ho se non fosse per il mio carattere focoso e istintivo e diretto che non sono proprio contemplate alla voce maturità ma ci sto lavorando su, riesco a capire e a spiegarmi tante cose.

Ma fa ugualmente male quando una madre, mia madre (in arte mamu) si ostina a paragonare suo figlio, mio fratello (in arte il pacifico) a se stessa. Loro, la mamu e il pacifico, sono buoni, sono tranquilli, sono di buon cuore, sono generosi, sono tolleranti, sono accondiscendenti, loro sono, ecco.

Ma loro sono anche piatti, a mio modo di vedere. E come non c'é peggior sordo di chi non vuol sentire, non c'é peggior buono di chi sa (o pensa) di esserlo. Lui é proprio come lei e lei é proprio come lui. Niente di nuovo sotto il sole. Così é se vi pare. E a lei pare. A lui pare. E anche a me pare.

Il triangolo se non ci fosse una quarta persona sullo sfondo. Da immaginare un quadro con tre persone in primo piano e un' altra in fondo, ma proprio in fondo in fondo che pare non essere il protagonista ma che di problemi ne ha creati (e tanti) alle tre persone davanti. Mio padre (in arte il neutro). Denominato così non solo per la sua assenza nelle nostre vite, ma anche per la sua neutralità di espressioni vocali, fisiche e comportamentali.

Il neutro ha plasmato le nostre tre vite e noi ci siamo adattati. Però, mentre la mamu e il pacifico si sono sempre adattati e hanno sempre sofferto (in silenzio ovviamente), io mi sono "ribellata". Da giovane urlando e facendo di tutto pur di attirare l' attenzione. Da adulta in maniera diversa con attacchi di panico e depressione ma la mia voce ho sempre cercato di farla sentire. Storie di psicologia infantile. Storie di psicanalisi adulta.  Storie di psicopatologia quotidiana. Normale prassi. Fatto sta che mi ritrovo ad essere una figlia "cattiva" (in arte la stronza). Nessuno dei tre ha mai cercato di andare oltre le apparenze. Nessuno dei tre ha visto la mia bontà perché non corrisponde alla loro. Ci sono tanti modi per essere buoni e cari. E ognuno ha il proprio carattere, che gli piaccia o meno. Certo, ci si può lavorar su, si possono smussare gli spigoli ma non si può cambiare.

Non credo di essere l' unica a questo mondo a portarsi dietro pesi e problemi di una adolescenza difficile e incompresa. E non sono l' unica ad avere problemi con i genitori. Ad essere sincera mi vergogno un po' ad essere in queste "condizioni psicologiche precarie" e a scriverlo nell' aria. Pensavo di aver superato questo ostacolo morboso che mi porto dietro da tot anni. Ormai ho una famiglia mia ma non posso dimenticare quella naturale. Amo i miei genitori e amo anche il pacifico. Ma fa ugualmente male sentire quanto sia vero che mio fratello assomigli a mia madre mentre io sembro la figlia di nessuno. Mi faccio forza nella sicurezza che quando avrò un figlio mio tutto questo sarà superato.

O almeno lo spero.

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:08

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brano suonato in: emozioniesentimenti
sabato, 04 marzo 2006

oggi un gran freddo mi pervade il fisico, il cuore e l' anima. oggi ho saputo che Andrea ha lasciato questo mondo, le sue sofferenze sono finalmente cessate, il dolore ha lasciato il posto al silenzio. sapevamo e speravamo che questo giorno arrivasse presto, un anno é troppo per chi sa di non avere speranza e che comunque rimane attaccato alla vita con le unghie e con i denti.
Sono triste, sì ma sono soprattutto arrabbiata e delusa per l' ironia che la sorte o Dio gli ha riservato.
Andrea era medico e fisioterapista che lavorava con i malati terminali di cancro e che cercava di rendere la vita fisica e psicologica più accettabile a queste persone; li "preparava alla fine" con umanità, forza e affetto. Non era e non é un lavoro comune difatti per lui non era un lavoro nel significato che noi di solito attribuiamo a questa parola. Se ne é andato come uno dei suoi pazienti e ha dovuto esercitare quel lavoro anche su se stesso. Bel ringraziamento e bella riconoscenza per tutto ciò che ha fatto. Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto così tragico.
E allora tutte le mie domande sull' esistenza di Dio si fanno sentire ancora più forti. Se Dio esiste come può punire così gli uomini? Questo non é amore, Dio non ama gli uomini. Dio non é buono. Dio non esiste......

Ciao anima bella, grazie per avermi insegnato l' umanità e la pazienza, grazie per avermi ripetuto più volte "io ci sono", grazie per avermi spronato ad iscrivermi alla scuola di teatro che ha rivoluzionato la mia vita, grazie per la tua sensibilità e la tua intelligenza, grazie per aver contribuito a rendere migliore questo mondo e il mio piccolo mondo.
Guardami da lassù e stammi accanto, spero di non deluderti e di smettere presto di fumare.
 

strimpellato da 88tasti | alle ore 19:12

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