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Utente: 88tasti
socializzo meglio con gli animali a quattro zampe ma ultimamente mi sto impegnando anche con quelli a due: datemi tempo, non é così facile...nel frattempo lasciatemi suonare i miei pensieri...
88 Tasti

"Ora tu pensa:
un pianoforte.
I tasti iniziano.
I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88,
su questo nessuno
può fregarti.
Non sono infiniti, loro.
Tu sei infinito,
e dentro quei tasti
è infinita la musica
che puoi fare.
Loro sono 88.
Tu sei infinito.
Questo a me piace.
Questo lo si può vivere."

Oggi
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E l' uomo incontrò il cane (Lorenz)
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La bottega del pianoforte (Carhart)
La boutique del mistero (Buzzati)
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The Legend of the Pianist on the Ocean (Morricone)
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IO LI AMO

venerdì, 12 gennaio 2007

E mi ritrovo a

lavare dei calzini eternamente spaiati,  portare fuori un cane sempre più pigro,  lavorare più delle ore possibili e fattibili,  mettere fuori la rumenta differenziata nei giorni sbagliati o dover inseguire il camioncino passato tre secondi prima della mia uscita da casa,  perdere i giorni del calendario,  dimenticare i pantaloni in lavanderia, cercare di imparare  a memoria il Macbeth dormendo con il libro stampato sulla faccia. Faccio del mio meglio, sapendo perfettamente di non essere la migliore delle "desperate housewives". Insomma, come tante, come tutte, faccio convivere tra loro lavoro, casa, famiglia. E sin qui tutto nella norma.  Dall' altra parte della barricata c'é il mio compagno che, anziché aiutarmi rema contro. Il suo disordine regna sovrano avendo per alleati il suo lavoro e la sua superficialità domestica. In parole povere sono diventata una "scontata"! E sin qui tutto nella norma. Accetto e rispetto tantissimo il suo lavoro che lo porta a lavorare quando il resto del mondo fa festa, che lo porta a rientrare a casa alle tre di notte e ad alzarsi alle nove del mattino ogni santo giorno sabato e domenica compresi nel prezzo. Ci vediamo poco ma il nostro rapporto é più che mai saldo e completo. Capisco e condivido la sua stanchezza e i suoi pensieri, le sue ansie e le sue preoccupazioni, i suoi malumori e i suoi acciacchi, la sua mancanza di tempo per la sua/nostra vita. Non sono una santa ma una donna e quindi ogni tanto, ultimamente spesso, ci metto anche del mio con la conseguenza che io stessa divento un suo pensiero, una sua stanchezza, una sua ansia, una sua preoccupazione, un  suo malumore e un suo acciacco. Vorrei avere un pochino più di tempo e spazio all' interno della sua vita ma pare per ora impossibile e allora attendo. Spacco le palle in maniera inverosimile come solo le donne sanno fare e poi riattendo. Ingoio e conto fino a dieci comunque poi sbotto e il risultato non cambia. E sin qui tutto nella norma.  Le vacanze estive sono durate sette giorni a causa del suo lavoro. Natale l' ho passato da sola e capodanno idem sempre a causa del suo lavoro. E sin qui tutto nella norma. Del resto me lo sono scelto io questo "dannato" uomo e chi é causa del suo mal pianga se stesso! .............Ma la norma va a puttane quando il giorno di Natale non trovo un pensiero sotto l' albero e vengo a sapere dal diretto interessato che Babbo Natale non ha avuto tempo per il mio regalo! Tempo? Tempo? Tempo? Conto sino a dieci e penso a quanto tempo ci vuole per andare da un fiorista per una stella di natale  o da un cartolaio per un biglietto di auguri. Penso a quanti fioristi incontra il mio Babbo Natale nel tragitto che lo porta da casa al lavoro e ritorno: totale fioristi numero sei!!!!! Poi realizzo che sotto l' albero di Natale in casa sosta il regalo della mamma del mio Babbo Natale da ben venti giorni e per quello il tempo l' ha trovato! Riconto sino a dieci pensando che é il giorno di Natale e che siamo tutti più buoni e che non ha senso litigare con il mio Babbo Natale proprio in quel giorno. E allora rimando e attendo. Attendo un segnale, un "perdonami amore, non é che mi sono dimenticato di te o che non ti amo abbastanza, non ti ho fatto un pensiero perché.........". Insomma, quei blablabla/minchiate che a noi donne fanno piacere, che ci infinocchiano per benino e ci rimettono in pace con il mondo. Il nulla. Non un regalo, non una scusa. Lui mi conosce da anni, sa perfettamente che sono di "vecchio stampo", che adoro ancora il Natale, che adoro le cose prive di significato materiale , un peluche, un biglietto di auguri, un paio di calzini antiscivolo, mi accontento di poco. E invece niente. E' vero che non é una persona "regalosa", questo lo so da me; é vero che non sa mai cosa comprare, che é impacciato ma uno si deve anche disciulare!  Probabilmente nella sua mente bacata ha pensato che non avessi bisogno di nulla, del resto é così ma io avevo bisogno di un pensiero, ecco. E allora mi ritrovo a mettere in discussione quanto questo uomo mi conosce, quanto sa cosa desidero veramente e quanto ho bisogno di sentirmi, almeno qualche volta, valorizzata e tenuta in considerazione. Non mi aspetto lodi o complimenti ma avrò bisogno anche io ogni tanto di sentirmi amata e gratificata?  E' vero che i regali non dimostrano nulla, che le cose son ben altre, ma non raccontiamoci palle, eccetto i regali fatti per convenienza o per dovere, quanto fa piacere ricevere e fare regali? Oltretutto in una relazione dove il tempo per stare insieme é veramente poco e le dimostrazioni d' affetto sono ridotte all' osso per motivi lavorativi!

Si può partire da un mancato regalo di Natale per mettere in discussione un rapporto sentimentale? Può un regalo essere così importante e significativo senza nascondere altri problemi? Mi sto chiedendo questo e non ne vengo a capo, porca paletta! Perché io amo questo uomo ma ho delle "esigenze" che non collimano con le sue! Sono io troppo "esigente" o lui troppo "distratto"? Chi può dirlo!

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:04

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giovedì, 03 agosto 2006

NE-GA-TI-VO

Non solo sono usciti i segnetti che mi hanno disillusa, ma io ci ho anche visto un bel cartello con scritto "riprova sarai più fortunata!", come una sorta di gratta e vinci. E tutto sommato sarebbe anche carino se le case farmaceutiche cambiassero il test di gravidanza, così asettico e obsoleto, in qualcosa di più geniale e simpatico. Una donna vuol sentirsi dire che é incinta in maniera più fantasiosa e gentile, ecchediamine! I test potrebbero essere colorati e le finestrelle a forma di fiore o di cuore e via quei segnetti del piffero, oltre alla vista mettiamoci anche il senso dell' udito: se sei incinta un bel pianto di bambino, se non lo sei una voce suadente che ti dice "dacci dentro, baby!". Vabbé, tanto il mio é negativo, che mi lamento a fare?  

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:11

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martedì, 01 agosto 2006

In questi ultimi giorni il pensiero di essere incinta mi ha un pochino preso la mano, così oggi sono andata in farmacia e ho comprato un test di gravidanza.Questa é la seconda volta che faccio un acquisto del genere. La prima volta avevo vent' anni e ricordo ancora la faccia del farmacista, mi vergognavo come una ladra e la richiesta gliela feci sottovoce. Avevo talmente tanta paura di vedere i segnetti apparire sul test che mi viene ancora da sorridere al pensiero di quella situazione così drammatica e incosciente. Ora invece sono qui con la speranza di vedere apparire quei segnetti perché se fossi incinta non sarebbe opera né dello spirito santo né della sfiga.

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:35

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lunedì, 31 luglio 2006

.....sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà lo stress accumulato......

.....sta di fatto che .....

.....questo mese.....

......sono in ritardo di quasi quindici giorni......

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:35

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venerdì, 28 luglio 2006

Un maestro di vita

"Ridere, io trovo che ridere è una cura,
è parte della guarigione.
Per cui il consiglio che dò a tutti è
cominciare con una grande risata
e finire con una grande risata"

“Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente mai ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.”

“Ho il senso che non mi tocca più nulla, perché non sono quella maschera,
non sono questo corpo, non sono i miei ricordi, non sono …
Sono una cosa molto più grande, molto più piccola, molto più particolare,
ma non sono niente di tutto quello.
E proprio perché non sono niente di specifico, mi posso permettere di pensare che sono tutto”
r noi".

Tiziano Terzani


strimpellato da 88tasti | alle ore 14:07

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giovedì, 20 luglio 2006

...non ne vedevo una da non so quanti anni....é emozionante scoprire che non si sono estinte:

le piccole cose colpiscono ancora, yeah!

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:37

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martedì, 18 luglio 2006

Narciso & C.

Secondo il mito greco, narciso era un bel giovane di cui si innamorò la ninfa Eco. Eco era stata privata della parola da Era, moglie di Zeus, e poteva soltanto ripetere le ultime sillabe delle parole altrui. Incapace di esprimere il suo amore, Eco venne respinta da Narciso e morì di crepacuore. Gli dei punirono allora narciso per la durezza con cui aveva trattato Eco facendolo innamorare della propria immagine. L’ indovino Tiresia aveva predetto che Narciso avrebbe cessato di vivere nel momento in cui si fosse visto. E un giorno, chinandosi sopra le limpide acque di una fonte, colse la sua immagine riflessa nell’ acqua. Narciso si innamorò appassionatamente di quell’ immagine e non volle più abbandonare il luogo. Morì così di languore e si trasformò in un narciso, il fiore che cresce ai bordi delle fonti.

Di solito si pensa al narcisismo come ad un eccessivo amore di sé, accompagnato da una corrispondente mancanza di interesse e di sentimenti verso gli altri. Il narcisista ha fama di essere un egoista e un avido il cui slogan è “io e soltanto io”. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono. Negano i sentimenti, tendono ad essere manipolativi e seduttivi, mancano di veri valori, non hanno emozioni, si sentono vuoti, frustrati e insoddisfatti. Insomma, i narcisisti sono caratterizzati dalla mancanza di umanità.  I narcisisti dimostrano mancanza di interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo: investono sull’ immagine e non sul sé. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono.  

Se ci si pensa é una condizione desolata. Quante volte giudichiamo qualcuno solo superficialmente e quante volte etichettiamo una persona. In questo caso poi un mito, una storiella con o senza senso, ha scaturito nel tempo il dispregiativo “è un narcisista” che non rimanda all’ idea meravigliosa di un fiore, ma ad un essere privo di coscienza e patologicamente problematico. Sì perché essere un narcisista nel vero senso del termine è patologico. Chi è affetto da questa patologia è senza emozioni e vive nell’ indifferenza. Quale male peggiore può affliggere un essere umano? Quante volte si classifica qualcuno in questa (o in altre) categoria senza pensare a cosa ci sta veramente dietro? Quanto é facile giudicare dalle apparenze?  Ma s(t)iamo ancora e davvero fermi a questo?

strimpellato da 88tasti | alle ore 19:15

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venerdì, 14 luglio 2006

C'é stato un tempo in cui avevo 4 cani e 2 gatti.

Ora ho "solo" 2 cani e 2 gatti.

Eppure il risultato non cambia: le vacanze sono sempre state fatte a turni tra me, i miei genitori e i miei più cari amici.  Ritengo di essere una persona fortunata in quanto un' anima gentile ci ha messo a disposizione lo spazio per poter accudire i nostri animali  nel periodo delle ferie. Così loro stanno tutti insieme e noi a rotazione possiamo andare in vacanza senza rinunce e rimorsi. Così farò anche quest' anno e so già che fare la dog-sitter mi entusiasmerà davvero tanto e che ci saranno momenti emozionalmente intensi che non mi faranno rimpiangere la spiaggia e il mare. Non sono migliore di altri, faccio solo ciò che mi detta il cuore e il mio essere, a volte riconosco anche in maniera esagerata, ma queste creature mi hanno dato e continuano a darmi tanto.

La sensibilità umana è strana. C'é chi ma il suo prossimo come se stesso, c'é chi é indifferente, c'é chi odia il suo prossimo come se stesso, c'é il giusto equilibrio, c'é chi ama le persone e detesta i quattro zampe e ci sono le persone come me che amano talmente tanto gli animali da non tollerare la mancanza di sensibilità e di rispetto che deve contraddistinguere un uomo.

 

 

"Si può riconoscere il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali"  (Kant)

strimpellato da 88tasti | alle ore 14:41

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martedì, 04 luglio 2006

Di fronte a questo cartello sono rimasta perplessa ed imbarazzata. Subito dopo é scattato l'istinto di fotografarlo e i ricordi ormai sepolti sotto strati di cambiamenti e di presente, sono riaffiorati in superficie.

Non conosco il parco, mi ci sono trovata per caso e non so chi sia Piermichele. La dedica però non parla solo di lui ma anche della mia storia passata. Ho vissuto tre anni della mia vita in balia di un uomo che amavo con tutta me stessa, troppo. Una di quelle relazioni masochistiche a senso unico, o meglio l' incontro di due persone che pensavano l' amore in senso diametralmente opposto. Una relazione troppo affollata basata su un scala di valori per me incomprensibile e dolorosa. Il suo egoismo, i suoi maltrattamenti, i suoi ricatti psicologici, la sua gelosia, tutto questo contro il mio amore era diventata una partita impossibile da giocare.Dopo tre anni mi sono chiamata fuori, troppo piccola e fragile per continuare a farmi del male, ne andava della mia salute psicofisica, troppo importante per non ascoltarmi. Ho perso. Ho vinto. Solo ora posso dire che quella relazione mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, mi ha fatto conoscere, mi ha insegnato a volermi bene, a rispettarmi. Quel cartello ha riassunto tutta quella storia. In quel periodo io ero già in crisi emozionale e lui non ha fatto altro che farmi sprofondare ancora più giù. Quando tentavo invano di rimettermi in piedi cercando nella mia musica un sollievo, un pagliativo, un respiro, una pausa, arrivava puntuale con un tempismo imperfetto il suo pensiero su quanto la musica fosse una accozzaglia di suoni senza senso, puro rumore. Iniziai a crederlo anche io. Lo stereo rimaneva spento per giorni, per settimane, il pianoforte sigillato e il mio cuore una cassaforte senza timer. Ma quando sei dentro ad una relazione non ti rendi conto. Questo cartello mi ha aperto un' ulteriore porta/verità su quella relazione, verità con la quale non avevo ancora fatto i conti. Troppo tardi ma benvenuta!

strimpellato da 88tasti | alle ore 15:14

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giovedì, 29 giugno 2006

Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte. Sull' arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: "é vera?" Sulla seconda compeggiare la domanda: "é necessaria?" Sulla terza essere scolpita l' ultima richiesta: "é gentile?"

"Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande. Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse."  (Romano Battaglia)

Parole sante, ma é possibile pensare, ogni volta che si sta per aprire bocca, alle tre regole/porte? Se così fosse non ci sarebbero certamente più parole al vento, aria fritta, maleducazione, offese, rimproveri, incazzature, violenze, falsità. Saremmo tutti carini, puri, gentili, veri, amabili, sintetici ed essenziali.  E se ci riuscissimo, annullando esplosioni ed implosioni, non saremmo ridotti a degli ebeti automi come il film "La donna perfetta"? E l' istinto che fine farebbe? E la passione?

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:05

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venerdì, 16 giugno 2006

Sono fisicamente tornata ma mentalmente sono troppo occupata per scrivere sul blog o per fare qualsiasi altra cosa che non sia ripassare la parte dello spettacolo. Sono agitata e preoccupata. Non ricordo nulla e spero di non andare in palla entrando in scena e vedendo il pubblico in teatro. Dovrei forse farmi un "cicchettino" o prendere del lexotan per rilassarmi prima di salire sul palco ma la paura di perdere il controllo (sempre lui!) mi impedisce l' assunzione di  ogni tipo di "droga".  Meglio così. Meglio sentire l' emozione e l' adrenalina. Meglio vivere l' ansia da prestazione e rischiare il panico da debutto.

Tanta merda a me!

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:01

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mercoledì, 07 giugno 2006

Milano, 06.06.06 ore 20.06

Il sole che ci stava donando uno strepitoso tramonto rosarosso é stato coperto da arroganti nuvole grigio scuro, in un istante. Il vento trionfante sembrava dirmi "hai visto perché oggi avevi mal di testa? sono arrivato e tu lo sapevi, mi hai sentito da lontano" e io lì a guardare fuori, con il naso appoggiato al finestrino dell' auto parcheggiata davanti casa dei miei genitori. E' successo tutto in un attimo, come ogni temporale che si rispetti. In casa sono stata accolta dai miei nipoti. La più piccola mi ha messo subito al corrente della data, del giorno del diavolo, del compleanno del nonno, della cena e della fine del mondo. Che sciocchezza. "Sì zia, l' hanno detto anche alla tv (disney channel), oggi é la fine del mondo!" Ho lanciato il sacchetto con il regalo del neutro e mi sono fiondata alla finestra. Era quasi buio là fuori. Tempo da lupi e un brivido lungo la schiena. "Accidenti, non posso mica farmi suggestionare dalle parole di una bimbetta! Fine del mondo, che assurdità!". Eppure continuavo ad avere una sensazione strana, avevo paura. "E se davvero questo cambio istantaneo di tempo e di temperatura fosse il presagio di fine, di desolazione, di catastrofe, di morte?". Neanche il tempo di sbarazzarmi di quell' inutile pensiero che da dietro sento un "ah, sei qui, ciao!". A momenti mi viente un infarto. "Accidenti, ma é il modo di spaventarmi?". Era l' altro nipote, quello più grande. "Scusa, non volevo. Nervosetta, eh?".  "No, é solo che questo tempo non mi piace. Sa di grandine". Neanche il tempo di finire la frase e sento un rumore di sasso contro il vetro. Grandine, appunto. Cazzo la macchina, cazzo i panni stesi, cazzo la mia piantagione/esperimento sul terrazzo (in realtà sono due vasche con quattro piantine di zucchine+due di pomodori+una di peperoncino+due di zucca, un raccolto andato a male, chissà i veri agricoltori, che tristezza). La pioggia di grandine é andata avanti per parecchi minuti. E io lì a guardare terrorizzata, aspettando non so bene cosa. Un letto di grandine, chicchi non grossissimi ma tanti, tantissimi. Alla fine sembrava fosse nevicato. Ma almeno c'é stata una fine, sì quella della grandinata. Che strano, in un giorno così strano una grandinata così strana. Ma la cosa ancor più strana é successa dopo: il neutro aprendo il regalo ha abbozzato un sorriso. Diavolo di un neutro, é la prima volta che ti vedo un' espressione paciosa su quel faccione, forse la data particolare del tuo compleanno insieme alla grandine ti hanno fatto davvero bene! 

E oggi c'é di nuovo il sole, stropicciato ma c'é, c'é, c'é!

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:42

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martedì, 06 giugno 2006

Vuoto (a rendere)

"Le emozioni collegate con la percezione di vuoto sono estremamente primitive. Indicano infatti l' assenza di un mondo interiore significativo, la difficoltà a dare un senso alla vita, la mancanza di slancio, di interesse, di desiderio. Ricordano gli stati d' animo tipici dei primi mesi di vita, che tuttavia nel neonato sano si alternano a momenti di benessere, di piacere, di interesse, favorito dalle stimolazioni che provengono dall' ambiente esterno. Con la crescita, poco per volta, il bambino tende a riempire questo vuoto iniziale: la sua interiorità da deserto si trasforma in spazio interiore, abitato da volti cari. Tale esperienza infantile può però ripresentarsi anche in età adulta: o perché indotta da fenomeni particolari o perché la persona benché cresciuta, ha conservato residui dell' infanzia o non ha completato il proprio processo di maturazione psicologica. Nel primo caso ci troviamo di fronte a situazioni create da fattori esterni quali l' assenza di stimolazione. Le sensazioni di vuoto, tipiche di una persona immatura, provengono dalla situazione interna. Sentimenti quali l' apatia (assenza di passione) o la noia. Esse esprimono sempre un' assenza: assenza di gioia, di interesse, di amore, di volontà, di agire, di senso e perfino di piacere. Parlano di un mondo interno poco organizzato, popolato di fantasmi, incapace di suscitare sentimenti positivi. Un mondo che si "sveglia" solo se sollecitato da sensazioni intense, dirompenti e desiderate in quanto percepite come le uniche capaci di rimandare alla persona la percezione di essere ancora in vita. L' alternativa infatti é il gelo, il vuoto, l' assenza. L' essere umano é cercatore per natura. Deprivato di questa sua caratteristica essenziale, non riuscirà mai a trovare la gioia di vivere. Quando invece, fin dalla prima infanzia, tutti i desideri sono accolti e soddisfatti, quando viene a mancare lo stimolo che, creando una situazione di frustrazione e mancanza, fa nascere non solo un ulteriore desiderio, ma anche la volontà di realizzarlo, ogni aspirazione umana, scompare. Ecco allora la piattezza, il vuoto di giornate spente, che riescono ad accendersi solo con il sensazionale, lo straordinario, spesso manifestato nella ricerca di piacere o come espressione di aggressività. Antidoto al vuoto quindi non é una vita più tranquilla bensì un' esistenza più faticosa, ma anche con maggior slancio e mordente, una vita almeno un po' degna di essere considerata tale."

Anna Bissi

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:19

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domenica, 04 giugno 2006

Descrivere l' amicizia senza cadere nei luoghi comuni é difficile. In un rapporto d' amicizia ci vogliono gli stessi ingredienti di un rapporto d' amore: comunicazione, sincerità, feeling, complicità, sentimento, affetto, etc. Luoghi comuni, appunto. Ma che c'é di male a cadere nei luoghi comuni? Se son comuni é perché tanta gente la pensa così, perché dovremmo diversificarci a tutti i costi? Perché trovare parole o pensieri diversi solo per fare l' eccezione? Amicizia, bella parola, grande parola, intensa, avvolgente, fondamentale. Fondamentale? Per chi? Conosco persone che dicono di bastare a loro stesse a tal punto da non aver bisogno di amici. Forse sono persone che nella vita hanno accumulato notevoli legnate dagli affetti e quindi per difesa credono di pensarla così ma non é vero. O magari é proprio così, ci si può bastare? Può bastare un rapporto d' amore e quindi pensare ad un amico solo ed esclusivamente nelle vesti del proprio partner? Perché abbiamo bisogno di amici? Per la regola che l' uomo é un animale socievole? Tante volte non é più facile aprirsi con degli sconosciuti così da non sentirsi giudicati? Ma da un amico ci si può sentire giudicati? Se sì, si può parlare ugualmente di amicizia? A me capita solo con la fatidica frase "oh, ma che fine hai fatto, perché non ti fai mai sentire?". Ho chiuso parecchi rapporti d' "amicizia" a causa di questa frase. Non la sopporto, é più forte di me. Come, io ti telefono perché ho voglia di sentirti e tu invece di chiedermi come sto mi accusi di non chiamarti mai? Non lo accetto. Ho bisogno di sentirmi libera di chiamarti quando voglio, senza regole. Non voglio sentirti solo perché sto male e ho bisogno di un amico o di una spalla sulla quale piangere. Voglio sentirti perché ho il desiderio di farlo, a prescindere da tutto il resto. Non ho firmato un contratto. E tu dovresti fare altrettanto. Sono troppo dura, lo so. E ho pensato anche che se fosse vera amicizia passerei sopra a quella frase. Non si può chiudere con un amico solo per una frase sbagliata. Vero ma tant'é.....difficile sbarazzarsi della rigidità!

strimpellato da 88tasti | alle ore 17:50

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mercoledì, 31 maggio 2006

Ieri sera sono andata a cena da Monica. E' una bella persona Monica. Bella dentro e bella fuori. E' nel pieno del suo fascino, nel pieno della sua maturità sia fisica che intellettuale. E' una Donna di quasi quarant'anni che incontra ancora parecchi sguardi maschili di ammirazione e altrettanti sguardi femminili di invidia, più ora di quando aveva vent' anni. La conosco da tanto, da sempre. Difficilmente riusciamo a far combaciare i nostri impegni e a vederci con quella regolarità che vorremmo, ma ieri aveva bisogno di me, l' ho capito dalla sua voce al telefono. Superata la soglia di casa, con fare furioso mi ha presa per un braccio e mi ha fatto sedere davanti al video del pc di casa. Mi ha messo paura, non capivo. Lei é sempre stata distante dalla tecnologia, dal computer, dall' aspirapolvere, dal bimbi, tutte cose di cui si può tranquillamente fare a meno, dice. Il pc però era acceso, ha cliccato su windows media player e davanti ai miei occhi si sono materializzate scene di sesso estremo. Dopo dieci secondi chiude il programma e mi fa vedere l' elenco di tutti gli altri video dai titoli inequivocabili: tutti porno. A quel punto spegne tutto e scoppia in lacrime. A fatica riesce a spiegarmi che ha scoperto per caso quelle cose nel pc mentre cercava degli appunti scritti mesi prima, quasi a volersi giustificare. In casa vivono solo lei e Piero, suo marito. Monica si sente tradita, delusa,arrabbiata, non capisce perché suo marito abbia sentito il desiderio di scaricare e vedere quelle porcate, il sesso tra loro non manca e mi chiede perché. Perché? Bella domanda. Non lo so. Avrei potuto darle qualsiasi spiegazione, ma non ne avevo, non ne ho. Perché? Che cosa spinge un uomo giovane, sposato e sessualmente appagato (o apparentemente appagato) a guarda filmetti porno da solo? Si può parlare in questo caso di tradimento? O é Monica che sta esagerando? E' "normale"? E' fisiologico? E' patologico? Capita a tutti gli uomini? Potrebbe essere un campanello d' allarme che qualcosa tra loro non funziona?  Deve metterlo al corrente della scoperta? Ne deve parlare con lui o deve far finta di nulla? Io non ho idee, forse le avrei avute se fosse capitato a me, avrei forse reagito come lei oppure no. Non so.

Non ho mai aspirato a visite o commenti in questo mio blog, ma oggi, solo oggi, vorrei che tanti, tantissimi uomini ma anche donne passassero di qui e mi lasciassero le risposte a questi miei quesiti, perché io devo dare delle risposte a Monica e purtroppo non ne ho. Grazie.

strimpellato da 88tasti | alle ore 12:19

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giovedì, 25 maggio 2006

"Mamma, mamma, mi compri un pianoforte?" - "Un pianoforte? Per farci cosa?" - "Ma per suonarlo, mamma!" - "Sei troppo piccola e poi é un investimento che non possiamo permetterci, pensa a qualcosa d' altro" - "Va bene mammina, allora un cavallo, vero però!" 

Alla fine mia madre, stanca dei continui strattonamenti alla gonna come solo i bambini sanno fare, noleggiò il mio primo pianoforte. Era uno Steinway verticale, il colosso e la bambina. Mia madre ricorda ancora guando entrarono in casa i due trasportatori. Pensavano che il pianoforte fosse per un adulto e quando capirono che invece era per me, mi guardarono con aria contrariata pensando alle nefandezze compiute dai bambini sulle tastiere, ma era "un prezzo da pagare per l' iniziazione". Avevo solo cinque anni quando iniziai le mie prime lezioni di solfeggio. Una noia mortale ma già allora la mia testardaggine mi portò ad alzare lo sgabello al massimo e a mettere le piccole dita sulla tastiera. Ricordo ancora la mia prima insegnante, quella con la bacchetta. Ogni tasto sbagliato, ogni nota stonata, ogni posizione errata del polso, era una bacchettata sulle mani. E quando invece il problema era la memoria (ne ho sempre avuta pochissima) la bacchettata arrivata dritta sulla testa. Non ricordo il dolore, ma il gesto: elegante ma deciso, proprio come lei. Che riposi in pace. E comunque tra una scala e l' altra, tra una botta e l' altra, tra un problema di adolescenza e l' altro, tra un saggio mancato  per paura e l' altro, tra un "Ave Maria" di Schubert suonata ai matrimoni in chiesa e l' altro, tra la mia poca pazienza e la voglia di imparare, tra la mia testardaggine e gli impegni di scuola, sono giunta al traguardo del diploma. Uno a zero, punto per 88, evviva! Palla al centro e ora che si fa? Ma si inizia ad insegnare, ovvio. Ovvio? Ci ho provato e devo dire che la cosa mi piaceva anche. Guardavo quei bambini sullo sgabello con le gambe a ciondoloni e rivedevo me. Che tenerezza. Alcuni svogliati, comunque normale a quell' età, spinti solo dal desiderio dei propri genitori.Altri più motivati o forse solo più grandicelli. E mi chiedevo allora cosa diavolo mi avesse spinto a volere a tutti i costi un pianoforte. Ancora oggi non ho la risposta. E mi nascondo dietro a un semplice ma efficace "ci sono cose che non devono avere per forza una spiegazione". E poi? Poi arrivò il buio.....

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:09

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martedì, 23 maggio 2006

Una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone, passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era che un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un filobus, della gente, i pali della luce elettrica. Immersi nuovamente la testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo tetto opaco.

Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate in cui i miei occhi si aprirono sul mare.

Jacques Yves Cousteau, 1936

strimpellato da 88tasti | alle ore 18:05

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sabato, 13 maggio 2006

"Io come un albero nudo senza te senza foglie e radici ormai abbandonata così..." E un altro giorno con la Pausini in casa. E' il terzo e non ne posso più. Solo che gli altri due giorni me la sono cuccata solo nell' ora di pausa pranzo e cena. Oggi invece che non lavoro e sono a casa, me la cucco dalle dieci....ed é quasi l' una. Quasi quasi vado a bussare alla porta e le dico che non ne posso più. Mi spiace che lei abbia dei problemi ma anche io ho i miei eppure non rompo le palle al mio prossimo con la stessa canzone a tutte le ore del giorno (almeno la notte si dorme). "Per rinascere mi servi qui non c'é una cosa che non ricordi noi in questa casa perduta ormai". E allora cambia casa per la gioia del condominio! Eh sì, mi sa che si sono lasciati. E io ormai conosco la canzone a memoria. Che culo! La persona in questione é la mia vicina di casa. Una bellissima ragazza di trent' anni. Ha la faccia visibilmente provata e gli occhi di una tristezza infinita e "mentre la neve va giù è quasi Natale e tu non ci sei più " peccato che siamo quasi in estate e il testo non ci azzecca per niente! Mi spiace per lei ma non ne posso più, mi sembra di avere la Pausini in concerto in mezzo al mio salotto. Almeno mettesse un' altra canzone e invece no "e mi manchi amore mio tu mi manchi come quando cerco Dio e in assenza di te io ti vorrei per dirti che tu mi manchi amore mio ". Perché quando ci si sente soli e abbandonati ci si rifugia dietro a queste canzoncine? Perché ci si deve fare ancor più del male? Non si può piangere e disperarsi ascoltando qualcosa di più allegro e vivace? Ma no, facciamoci ancora più  male e intoniamo tutti insieme "il dolore è forte come un lungo addio e l'assenza di te è un vuoto dentro me perchè di noi è rimasta l'anima".  Ma alla sua età non dovrebbe ascoltare qualcosa di diverso? Già, ma cosa? La Whitney? La Streisand? Quasi quasi vado a consigliarla. Busso, entro e senza salutarla mi dirigo di corsa ai suoi cd. Anzi, prima rispolvero i miei, cerco quello giusto e glielo porto di là. Ecco. Aiuto. Pronti che si ricomincia "ogni piega, ogni pagina se chiudo gli occhi sei qui che mi abbracci di nuovo così e vedo noi stretti dentro noi legati per non slegarsi mai in ogni lacrima tu sarai per non dimenticarti mai". Poverina, sta proprio messa male. Sì, ma io che c'entro? E dai 88 fai la brava. Ma non ce la faccio più! (e già il fatto stesso che mi domando e mi rispondo denota il mio stress). Che le posso consigliare? Qui ci vuole una bella canzone dolce e strappalacrime che si possa ascoltare per ore e ore e che non sia la Pausini! Se un' anima gentile passando di qua volesse darmi un consiglio le sarò eternamente grata!!! Intanto tutto il condominio, complice e pietoso, é alla finestra con striscioni e accendini sventolanti (é anche una questione di solidarietà, ci siamo passati tutti)......"e mi manchi amore mio così tanto che ogni giorno muoio anchi'io ho bisogno di te di averti qui per dirti che tu mi manchi amore mio".......




strimpellato da 88tasti | alle ore 13:22

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giovedì, 11 maggio 2006

E capire cosa siamo
sarebbe già un bel passo avanti
quando di passi indietro
se ne fanno tanti
e cerchi nello sguardo
di una qualunque persona
quel calore
che solo l' amore dona.
Si può stare anche da soli
se si riesce ad imparare
a guardarsi dentro
senza la voglia di scappare,
guardare e scoprire
per avere poi qualcosa da offrire,
non la solita anima
che vaga per il mondo
avvolta da un malessere profondo,
ma un' anima lucente
che sa di cosa è fatta
e può far del bene a tanta gente
non quella che non sa dare dei segni
d' affetto, che se rivolti a lei
non fanno alcun effetto.
Guarda negli occhi le persone che ami
e ascolta i mille richiami,
richiami di pace ora che l' hai ottenuta
perché hai vissuto delle cose
che ti hanno cresciuta,
fa crescere anche gli altri
con la tua esperienza
e vedrai che qualcuno
non potrà più viverne senza ;
scoprire se stessi
e poi la gioia di vivere
sapere che con qualcuno
tu potrai condividere
la tua storia, donando il tuo cuore,
ma tutto questo non avviene
se dentro non hai l' amore.
 V. Ramponi

strimpellato da 88tasti | alle ore 16:33

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lunedì, 08 maggio 2006

non c'é titolo che tenga

Vi meritate tutti una risposta perché accidenti, siete veramente in gamba e qui la posta in gioco é veramente alta, si parla della mia vita!

segnali del corpo---->attacchi di panico--->tosse---->confusione--->evasione--->troppo controllo---->assenza di controllo---->rimettermi a posto--->giusto equilibrio---->conoscersi---->fiducia---->periodo di assestamento---->abitudine---->......

Insomma, ho preso in prestito alcune vostre considerazioni e intendo ampliarne il concetto, magari non qui ma in sede più apportuna: la mia coscienza.

La mia vita non é stata sregolata, mai. Magari lo fosse stata. Nel profilo di Senzaspine leggo "sono stato tante cose nella mia vita: bravo ragazzo, figlio ideale, fidanzato ideale, amico ideale, studente ideale.......oggi ho 33 anni e voglio essere solo me stesso!". Porca paletta, quanta verità dietro a quattro righe. Potrebbe essere il mio profilo con l' aggiunta di qualche momento (che poi é diventato quotidianità) di ribellione. Ho sempre seguito le regole senza sapere cosa veramente fossero e cosa veramente volevo. E così ci sono andate di mezzo le mie emozioni. Sì perché ad un certo punto della mia vita...il nulla. Non provavo più niente. Non sentivo e tutto mi scivolava addosso. Poi il botto. Non tutti i guai vengono per nuocere e la mia relazione con il mio ormai ex mi ha dato nuovi spunti per dire il mio "mavaffanculo" (non solo a lui ma a tutto il mondo). Tutti dovrebbero avere un bum nella loro vita. Se arriva al momento giusto ti cambia la vita. La mia l' ha cambiata. Mi sono rinchiusa ancora di più per poi riesplodere in mille pezzi di puzzle che poi con pazienza certosina ho dovuto rimettere insieme. Avevo fame, una dannata fame di vita. Ho urlato a chiare lettere che cazzo, c'ero anche io e che mi spettava di diritto un ruolo in questo mondo. Questo é il mio ingurgitare: riappropriarmi di me stessa, delle mie emozioni, del mio cuore, della mia essenza. Niente cose folli, solo la quotidianità di sempre vista da un' altra angolazione. Non è stato facile, qui mi bastano forse cinque righe per descrivere un affare di anni. Così dopo aver sottoscritto il contratto più importante della mia vita, ho iniziato a vivere solo di emozioni. Ma quelle non ti danno da mangiare (in tutti i sensi), così ecco che si presenta il giusto equilibrio. La ragione e il sentimento. Il calcolo e l' istinto. I sogni e i piedi per terra.  Devo fare i conti con il giusto equilibrio, é lui che gestisce ogni cosa ma fa a botte con la perfezione, da me tanto ambita prima del bum e che comunque rimane seppellita come un morto qui da qualche parte.  Non so quante persone si siano trovate in questa situazione che dovrebbe forse esplodere nel periodo adolescenziale. Non importa se il mio bum é arrivato all' alba dei trenta e rotti, l' importante é che sia arrivato perché sarebbe stato peggio vivere tutta la vita alla ricerca della perfezione e all' insegna della razionalità senza rendersi conto della scoperta, delle altre vie, del mondo della vita, di quanto anche una semplice farfalla ti possa rasserenare per cinque minuti, di quanto sia assurdo mettersi la canottiera sotto il vestito anche in estate solo perché mamma te l' ha insegnato e tu continui a farlo, di quanto sia invalidante non metterti a piangere solo perché tuo padre ti ha insegnato che solo i deboli lo fanno e tu devi essere forte, di quanto sarebbe stato devastante per il mio futuro figlio avere una madre senza la cognizione dell' importanza delle emozioni, che gli avrebbe insegnato solo perfezione e  controllo.....

Lacrimuccia e via!

Libertà - Dipinto del maestro Giuliano Giuggioli 

Grazie a chi ha avuto la bonpietà di leggere e di comprendere, se non tutto almeno qualcosina di questa esternazione confusionale.


strimpellato da 88tasti | alle ore 12:20

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giovedì, 04 maggio 2006

Le mille espressioni (del cuore)

Ho un gran mal di testa. Ho una forte tosse, secca e fastidiosa. Colpi di tosse decisi (almeno loro!) che non sono frutto di qualche virus influenzale o di capelli bagnati lasciati asciugare tra l' aria corrente delle finistre aperte. Non é neanche frutto di un mal di gola stagionale, no il "male" sta un po' più in giù, o un po' più in su......C&C: Cuore e Cervello.  Cerco di ascoltare bene il mio corpo, mi invia dei segnali inequivocabili. Una volta erano gli attacchi di panico che mi scuotevano per farmi capire che qualcosa non andava; mi limitavano la vita per farmi capire quanto la mia mente fosse limitata. Ora c'é la tosse. Domani magari un callo al dito mignolo del piede. Chissà. E allora resto in ascolto, tesa come una sentinella. Ma so già che non é una cosa sola, sono tante tutte insieme e l' esplosione del sintomo non é altro che il pienone fatto: ho ingurgitato troppa vita tutta insieme, mi sono lasciata vivere dagli eventi senza coscienza effettiva. No, così non va, devo correre ai ripari. Cosa c'é che non va? Devo fare i conti con me stessa e  "due più due non torna quattro mai" ......sincronicità, Anna?  Ho iniziato a vivere da qualche anno. Sto imparando ad amare. Sono uscita dal guscio e dal rancore. Ho iniziato a volermi bene, a conoscermi, a rispettarmi, ma non é ancora abbastanza.  Cosa c'é che non va, ora?

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:36

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mercoledì, 03 maggio 2006

Shopping (estremo)

Era una domenica pomeriggio come tante altre. Il cielo era coperto e un sole stropicciato faceva capolino in rari istanti. Dovevo andare "per funghi" nella più classica ma autorevole (in quanto suggerita da Lampo) gita fuori porta. Purtroppo il tempo non prometteva niente di buono così ho optato per una domenica casalinga. Dopo aver riepito lavatrici, spolverato soprammobili, stirato montagne, spazzato pianure e sistemato un mare di cianfrusaglie (non vivo in un castello ma il plurale rende meglio la figura della vivace colf superfiga) mi sono fermata ad osservare la mia minuscola cabina armadio detta anche "il bugigattolo". Tempo fa fui messa sotto tortura a pane e acqua con l' ultimatum "o me o i vestiti!" da un uomo molto tollerante che però non sapeva effettivamente dove posizionare i suoi quattro stracci.  Fu allora che decisi di sfoltire il guardaroba. Mi costò parecchio, mi costò in termini affettivi. Tutto ciò che c'era lì dentro era frutto di vent' anni di duro lavoro e di risparmi ben organizzati. Purtroppo non buttando via nulla (compreso abiti di due taglie meno rispetto ad ora nella speranza di poterci rientrare, oh!), é ovvio che i ripiani straripino e i cassetti debordino. Ebbene, osservando da vicino il mio bugigattolo mi sono accorta di quanto fosse spoglio come un albero in autunno. Avevo esagerato con la potatura. Mi é venuto un senso di tristezza infinita, poi, osservando meglio e vedendo qualche spazietto ancora libero, si é dipindo sul mio grugno quel sorrisino sadico e beffardo e una strana sensazione si é impossessata di me: avevo prurito alle mani, la bavetta agli angoli della bocca e gli occhi spalancati. L' impulso si faceva sempre più forte sino a sfociare in un moto di pazzia. Ho messo le scarpe da ginnastica (per comodità, of course), ho preso il mio compagno per la collottola e il mio cane per il braccio, ehm no, il contrario credo o qualcosa del genere e via di corsa tutti e tre fuori casa. Avevo bisogno di altre foglie per il mio albero. Mentre salivamo in auto lui chiede se prima di questo raptus e prima di scaraventarli (lui+cane) nel primo centro commerciale aperto avevo fatto training autogeno e tenuto in considerazione i tre unici punti del "Manuale delle Giovani Marmotte per uno shopping intelligente" che tutte le donne del mondo devono conoscere e ripassare prima di buttarsi nelle spese folli.

1) Chiediti se ti serve veramente qualcosa in particolare o stai solo cercando qualcosa da acquistare.

 Non me ne frega una cippa, passiamo alla due.

2) Non precipitarti a comprare, prima ragiona. Fai un giro per negozi, osserva, torna a casa e fai la lista di ciò che hai visto e pensa a cosa ti può essere veramente utile tenendo in considerazione anche il rapporto qualità/numeropezzi/prezzo.

Tutto! Ho bisogno di tutto! Eh no, non tornerò a casa a mani vuote!

3) Stabilisci un budget massimo.

Questa é l'unica regola da tenere in considerazione perché ne va del mio futuro ....di coppia e soprattutto perché dopo "il danno" vengo presa dai rimorsi di coscienza che possono distruggere sia il ricordo della bella giornata di shopping che la mia autostima, tzé!

Ecco, ho letto il Vangelo. Ora possiamo andare. Destinazione? Outlet di Serravalle Scrivia, yeah! Chi non c'é stato non può capire quanta soddisfazione regna in quel villaggio dello shopping estremo! Ti riempie il cuore e ti senti felice nonostante i tre km. di coda al casello di Serravalle e i venti minuti trascorsi a girare stile trottola per il megaparcheggio in cerca di un misero buco per l' auto (aimé con il tempo così instabile prendere la moto era da pazzi e poi non ci sarebbero stati tutti i miei acquisti!). Appena entrati nel girone del purgatorio, decido che con un buon gelato in mano la "pena" poteva risultare più dolce e così mi avvio per le strade del villaggio come una bimbetta con il suo cono con i rigagnoli di cioccolato sulla mano e gli occhi "barluccichenti" di speranza e gioia (mentre i miei due facchini si trascinavano dietro di me). Alle ore 20.00 chiusura dei negozi e diciamo pure che il centro l' ho chiuso io in quanto mi hanno lasciato le chiavi dopo avermi eletto cittadina onoraria, peccato che l' outlet non abbia bisogno di chiusura in quanto all' aperto ma con strade private rigorosamente pedonali: sembra proprio un piccolo paese e al calar della sera una città fantasma, stile far west con tanto di saloon e cowboys.

Tornando a me sono stata bravissima, son tornata con solo due maglie (Liu Jo) e qualche trucchetto (Pupa).  Stanchi e stravolti (più loro due che la sottoscritta ancora carica di adrenalina) ci siamo fermati da mc donald's e abbiamo completato l' opera del "facciamoci male" per poi stramazzare, a distanza di trenta minuti,  sul primo divano disponibile nonché unico di casa.

Bella giornata, ah sì proprio una bella giornata! Alla prossima.

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:55

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giovedì, 27 aprile 2006

(auto)costruzione

Hai bisogno di una casa ma non hai i soldini necessari? Ti piacerebbe farti una casina come piace a te? Hai del tempo a disposizione e non sai come impegnarlo? Stufo delle solite agenzie immobiliari? Scegli l' autocostruzione!

I candidati autocostruttori devono provare di avere una reale necessità di una casa, devono essere disponibili a prestare la loro opera manuale per la costruzione della propria abitazione e devono provare di essere in grado di affrontare il costo del mutuo che ovviamente non sarà di una cifra esorbitante in quanto scalato della propria mano d' opera. Così un casina di 200.000 euro verrà a costare solo 70.000 euro di mutuo. Economico, no? Il  Comune di Ravenna promuove l' autocostruzione della propria casa. Nel territorio del Comune di Ravenna saranno realizzati circa quattro cantieri per un totale di settanta case. A Piangipane la prima cooperativa di autocostruttori italiani e stranieri dell' Emilia Romagna edificherà ventisei case. Impiegati, casalinghe, pensionati tutti insieme con tanto di caschetto, guanti, calce e cemento per costruire il proprio nido. Persone che non hanno mai fatto opere murarie che si improvvisano muratori spinti dalla voglia di potersi finalmente permettere le tanto sospirate quattro mura. Non so ancora molto sull' argomento che comunque approfondirò, ma spero vivamente che questi dilettanti siano seguiti e monitorati costantemente da un professionista del mattone altrimenti i danni che potrebbero provocare farebbero risalire irrimediabilmente il costo della casa........come si suol dire: a ognuno il suo mestiere!

strimpellato da 88tasti | alle ore 13:30

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lunedì, 24 aprile 2006

non ho (più) l' età

Tornassi indietro, diciamo ai miei primi vent' anni, non trascurerei il mio corpo così come ho fatto. Posto che la palestra e tutto ciò che le ruota intorno (aerobica, gag, step, body sculpturing, p.f.g., body tone, body pump, life pump e chi più ne ha più ne metta) non mi ha mai stimolato. Posto che le sigarette mi hanno ripagato come l' entrata in vigore dell' euro. Posto che di natura sono pigrissima. Posto che il mio lavoro é sedentario di brutto. Posto che il mio hobby più gradito é stare svaccata sul divano con un libro in mano (non troppo pesante che sennò mi slogo il polso). Posto tutto questo, mi sono comunque fatta tirare in mezzo dalle amiche (sadiche) e mi sono iscritta al seminario di teatrodanza. Sabato e domenica full-immersion dal mattino alla sera. Ammetto di essermi messa alla prova. Ammetto di non aver tenuto conto delle conseguenze. Stamattina non so neanche quanti capelli ho in testa. Non sento più le gambe. La schiena é tutta indolenzita. Non riesco a scrivere con la penna e per scrivere al computer mi tocca appoggiare gli avambracci al tavolo  che non riesco ad alzare le braccia. Mi fanno male i piedi, le caviglie, le ginocchia, sono piena di botte viola prese striciando per terra. Ma questo é il minimo. La cosa atroce é stata vedere chi ha fatto il seminario con me. A parte le mie amiche che, nonostante non abbiano rispetto per il mio ego e quindi la gentilezza di ammettere che anche loro sono distrutte, penso siano sfasciate come me (o meglio mi fa piacere crederlo dato che anche loro hanno una certa età), le altre erano tutte ancora piene di energia!!! Meravigliose ventenni che facevano su e giù, destra sinistra, per terra in piedi, saltavano di qui, zompettavano di là,  il tutto senza il minimo sforzo! Mentre io grondavo sudore da ogni poro e sbavavo come un maiale in calore, loro erano fresche come delle rose. Mentre io respiravo affannata come un maratonera al km. 25456895456, loro facevano la respirazione diaframmatica senza perdere un colpo. Mentre io ero piegata sulle ginocchia e imploravo pietà, loro mi guardavano con aria di pena. Ma io manco a vent' anni ero così, porca paletta! Ma cosa danno da mangiare a 'sti giovani? Cosa gli inculcano in testa per essere così lucidi e ben determinati? Passa il fatto che alcune si sentivano delle dee scese in terra ed é l' età, si sa. Ma sembravano davvero appena uscite da un concorso per miss velina. Ah, ma arriverete anche voi alla mia età, razza di scostumate!

Che rabbia, mi darò all' ippica, alla faccia del mio culone!

strimpellato da 88tasti | alle ore 12:21

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venerdì, 21 aprile 2006

“Con le mani sbucci le cipolleeeee”

Alla classica and evergreen domanda “qual’è la prima cosa che guardi in un uomo” molte donne rispondono gli occhi, alcune il sedere, altre come me le mani. Ho una passione per le mani. Non è solo una questione estetica, se sono ben curate oppure con le unghie sbocconcellate sino all’ osso. Non è una questione lavorativa, se sono mani da impiegato piuttosto che da agricoltore. No, è di più. Non sono solo gli occhi ad essere lo specchio dell’ anima. Le mani, seppur in maniera minore rivelano la propria personalità. Capita spesso per lavoro, di stringere mani sconosciute. Ecco, se il malcapitato che mi viene presentato ha una stretta di mano pari ad una robiola avariata si insinua in me la percezione di avere davanti una persona molliccia, senza carattere, una banderuola di cui diffidare. Idem quando la mia mano viene stretta con una forza inaudita che mi si accavallano addirittura le dita e le ginocchia mi fanno “giacomo-giacomo”. Può indicare sì sicurezza (ostentata?) ma non  altrettanta affidabilità: da catalogare tra la A di arroganza e la E di esuberanza (e ci metto anche la M di maleducazione, tié!).  E poi ci sono le mani sudaticce indice di una forma di disagio che mi mettono a mia volta a disagio e mi inteneriscono. E quelle ruvide e callose (e magari anche un po’ tozze a mo’ di pala) che mi incutono timore e insieme reverenza. Quelle lisce meravigliosamente contornate da delle dita magre e affusolate da svenimento, che la domanda “ma chi è ‘sto fighetto?” lascia il posto all’ affermazione  “magari fosse tutto come le sue mani”. E sì perché io le mani le guardo da subito, un rapido sguardo agli occhi per educazione e poi mi soffermo (possibilmente senza dare nell’ occhio) alle mani per passare alla visione completa della persona. Ma guardo anche le mani femminili. Soprattutto quelle con unghie da urlo, quelle che mai hanno una pellicina fuori posto e mai lo smalto sbeccato, quelle stesse unghie appena uscite da un kit fai-da-te french manicure, che io rosico da matti perché non riesco neanche a mettermi la base trasparente, figuriamoci fare quella riga bianca e pure diritta! E in queste circostanze è d’ uopo la domanda di importanza vitale “come diavolo fanno a mantenersi così bene?”. E allora ti viene da pensare che ste donne non muovano veramente un dito dalla mattina alla sera, ma a sentire loro “fanno tutto con la massima semplicità, tranne ovviamente infilare le mani nella candeggina”. Bah. Che rabbia. E poi mi fanno impazzire le donne che hanno la grande dote innata nel gesticolare i loro blablabla; le osservi parlare e se non leggi il labiale ti pare stiano raccontando un’ avventura all’ Indiana Jones o una disgrazia alla Mario Merola. E  per attirare l’ attenzione non ti fanno mica pat-pat sulla spalla, ma nooooo quello é da dilettanti, loro ti fanno pic-pic col dito indice sul braccio, che ti fa venire un nervoso……fortuna vuole che sia una mossa prettamente milanese. E degli uomini da manicure, ne vogliamo parlare? No dai che mi fanno sorridere, sì perché a me l’ uomo, almeno in questo, piace rozzo e non a caso il mio compagno è un cuoco con l’ inclinazione (e la passione) per scottature e tagli: le sue mani sembrano due cimiteri di pappabuona. E le mie? Descrivibili in una parola: larghe! E sì, sono dotata di una buona ampiezza di una ottava e un toc (frutto di svariati anni strimpellosi), con unghie corte (che sennò mi si incastrano ovunque) e rigorosamente senza smalto che non c’ ho tempo e costanza. Insomma queste benedette mani, grandi capacità comunicative e rivelatrici di menzogne….chissà quanti riconoscono l' importanza di questi due potenti mezzi? 

strimpellato da 88tasti | alle ore 11:11

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