mercoledì, 12 luglio 2006
buona notte amore
che sei così lontano,
che questo canto voli sopra il mare e sopra tutte le città
così leggero sulle strade
come una brezza e sappia dove andare
e una carezza lascia un po' socchiuso
e arriverà
buona notte amore
che dormi così poco
e lo so bene non è per il caldo
è che non sono lì con te
e avrai una luce nella stanza
e come me nel cuore una speranza di
rivederti quando fa mattino e non partire più
buona notte amore mio lontano ti arriva questo canto
o forse dormi già
più che sei distante e più che ti amo
tra le montagne e il mare buona notte a te
buona notte amore
le vedi le mie stelle
se vuoi provare guarda verso genova io sono un po' più in su
e non mi riesce di contarle così vicine che potrei toccarle
ma la più bella, la più luminosa l'ho lasciata giù
buona notte amore mio lontano
ti arriva questo canto
o forse dormi già
e più che sei distante e più che ti amo
tra le montagne e il mare buona notte a te ....
Questa canzone di Concato é una delle poche musiche cantate che riesce a rilassarmi, la trovo di una tenerezza infinita.... forse grazie alla semplicità delle sue parole ...a volte si ricercano parole difficili e ad effetto senza riflettere su quanto un semplice augurio di buonanotte possa donare piacere e calore .......romanticamente e semplicemente buonanotte da una ottantottotasti pigiamata che sta per sprofondare tra le braccia di morfeo.......
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22:51
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lunedì, 29 maggio 2006

"La crescita è nella lotta alle abitudini di ciascuno di noi, proprio quelle abitudini così radicate da non essere quasi coscienti".
......strategie di crescita?
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15:40
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giovedì, 25 maggio 2006
"Mamma, mamma, mi compri un pianoforte?" - "Un pianoforte? Per farci cosa?" - "Ma per suonarlo, mamma!" - "Sei troppo piccola e poi é un investimento che non possiamo permetterci, pensa a qualcosa d' altro" - "Va bene mammina, allora un cavallo, vero però!"
Alla fine mia madre, stanca dei continui strattonamenti alla gonna come solo i bambini sanno fare, noleggiò il mio primo pianoforte. Era uno Steinway verticale, il colosso e la bambina. Mia madre ricorda ancora guando entrarono in casa i due trasportatori. Pensavano che il pianoforte fosse per un adulto e quando capirono che invece era per me, mi guardarono con aria contrariata pensando alle nefandezze compiute dai bambini sulle tastiere, ma era "un prezzo da pagare per l' iniziazione". Avevo solo cinque anni quando iniziai le mie prime lezioni di solfeggio. Una noia mortale ma già allora la mia testardaggine mi portò ad alzare lo sgabello al massimo e a mettere le piccole dita sulla tastiera. Ricordo ancora la mia prima insegnante, quella con la bacchetta. Ogni tasto sbagliato, ogni nota stonata, ogni posizione errata del polso, era una bacchettata sulle mani. E quando invece il problema era la memoria (ne ho sempre avuta pochissima) la bacchettata arrivata dritta sulla testa. Non ricordo il dolore, ma il gesto: elegante ma deciso, proprio come lei. Che riposi in pace. E comunque tra una scala e l' altra, tra una botta e l' altra, tra un problema di adolescenza e l' altro, tra un saggio mancato per paura e l' altro, tra un "Ave Maria" di Schubert suonata ai matrimoni in chiesa e l' altro, tra la mia poca pazienza e la voglia di imparare, tra la mia testardaggine e gli impegni di scuola, sono giunta al traguardo del diploma. Uno a zero, punto per 88, evviva! Palla al centro e ora che si fa? Ma si inizia ad insegnare, ovvio. Ovvio? Ci ho provato e devo dire che la cosa mi piaceva anche. Guardavo quei bambini sullo sgabello con le gambe a ciondoloni e rivedevo me. Che tenerezza. Alcuni svogliati, comunque normale a quell' età, spinti solo dal desiderio dei propri genitori.Altri più motivati o forse solo più grandicelli. E mi chiedevo allora cosa diavolo mi avesse spinto a volere a tutti i costi un pianoforte. Ancora oggi non ho la risposta. E mi nascondo dietro a un semplice ma efficace "ci sono cose che non devono avere per forza una spiegazione". E poi? Poi arrivò il buio.....
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13:09
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martedì, 23 maggio 2006
Una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone, passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era che un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un filobus, della gente, i pali della luce elettrica. Immersi nuovamente la testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo tetto opaco.
Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate in cui i miei occhi si aprirono sul mare.
Jacques Yves Cousteau, 1936
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18:05
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martedì, 16 maggio 2006
Fuggendo dalla pazza folla, mi recai nel bosco per riposare la mia anima sotto un cielo pieno di stelle, accanto ad una cascata canterina. "Che fai di bello, straniero, qui nel bosco in questa notte stellata?" domandò la cascata con voce argentina. "Riposo la mia anima", risposi. "Riposi la tua anima? Da cosa?" domandò la cascata. "Non capiresti, ringrazia solo che le montagne e il fiume ti trattengano qui, lontano da tutto, dove la tua musica può calmarti". La cascata rimase in silenzio per un po' riflettendo e poi disse: "In realtà dovresti ringraziare tu che le montagne e il fiume non ti trattengono da nessuna parte. Tu hai la fortuna di poter scegliere, puoi andare e venire come vuoi e nonostante questo la tua anima ha bisogno di riposo. Magari potessi viaggiare come te per vedere i luoghi dai quali vieni". Non dimenticai più le parole della cascata. Passò un anno, durante il quale la peggiore siccità che si ricordi seccò il bosco dove una volta ero andato a riposare la mia anima. Quando vi tornai il fiume si era completamente prosciugato e là dove un tempo cantava la cascata, non rimaneva che pietra fredda e asciutta. "Non essere triste per la cascata" mormorò il vento in lontananza, "perché la nuvola che ora ti dà ombra é proprio lei. Impara a vedere le cose nella maniera giusta, nella giusta luce e avrai il dono della comprensione. La cascata ha scoperto di avere delle alternative, e ora che é diventata nuvola prima o poi si trasformerà in pioggia e chissà, dopo aver viaggiato tra la pazza folla, forse vorrà tornare a essere una cascata perché nel creato tutti abbiamo delle scelte e l' atto di scegliere ci dà significato". "Allora qual'é il mio posto in questo ciclo eterno?" domandai. "Dovresti riflettere meglio su tutte le cose che hai imparato. Osservare e comprendere le cose che stanno accadendo attorno a te. E' tutto parte di te e tu sei parte del tutto. Allora potrai fare la tua scelta". Mi resi conto di ciò che il vento lontano aveva detto. Per trovare il mio vero scopo, in piena consapevolezza e senza limitazioni, avrei dovuto cercarlo. E ora, volgendo lo sguardo al cielo, potevo vedere la cascata vivere sotto forma di una nuvola bianca e soffice come ovatta. In quel momento la pioggia cominciò a cadere su di me. E' la cascata canterina, pensai. Come aveva detto il vento: tutto é uno. E così me ne tornai tranquillamente tra la pazza folla dove era giusto che tornassi, mentre la pioggia tornava a colmare il letto del fiume, come era giusto che fosse. Aveva scoperto il suo scopo nella vita: dividere con gli altri il tesoro che aveva trovato.
Thomas Blake
(ricordato e rivisitato con insicura memoria da 88tasti con l' ausilio delle note della sonata n. 2 in do diesis minore op. 27 "Al chiaro di luna" di Sir Beethoven )
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19:45
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giovedì, 11 maggio 2006
E capire cosa siamo
sarebbe già un bel passo avanti
quando di passi indietro
se ne fanno tanti
e cerchi nello sguardo
di una qualunque persona
quel calore
che solo l' amore dona.
Si può stare anche da soli
se si riesce ad imparare
a guardarsi dentro
senza la voglia di scappare,
guardare e scoprire
per avere poi qualcosa da offrire,
non la solita anima
che vaga per il mondo
avvolta da un malessere profondo,
ma un' anima lucente
che sa di cosa è fatta
e può far del bene a tanta gente
non quella che non sa dare dei segni
d' affetto, che se rivolti a lei
non fanno alcun effetto.
Guarda negli occhi le persone che ami
e ascolta i mille richiami,
richiami di pace ora che l' hai ottenuta
perché hai vissuto delle cose
che ti hanno cresciuta,
fa crescere anche gli altri
con la tua esperienza
e vedrai che qualcuno
non potrà più viverne senza ;
scoprire se stessi
e poi la gioia di vivere
sapere che con qualcuno
tu potrai condividere
la tua storia, donando il tuo cuore,
ma tutto questo non avviene
se dentro non hai l' amore.
V. Ramponi
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16:33
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venerdì, 28 aprile 2006
La (piccola) tartaruga
Alla piccola tartaruga piaceva giocare da sola e piaceva giocare con gli amici. Le piaceva guardare la tv e andare fuori a giocare, ma non le piaceva andare a scuola. Starsene seduta in classe ad ascoltare per tutto il tempo il maestro non gli piaceva. Era durissima. Spesso la tartarughina si arrabbiava con i suoi amici. Le prendevano le matite, a volte la spingevano o la infastidivano e quando succedeva la tartarughina si arrabbiava tantissimo. Spesso rispondeva con la stessa moneta o diceva cose cattive di cui poi si pentiva. Sola, arrabbiata e confusa si sentiva triste perché non riusciva a controllarsi né sapeva come venire a capo del problema. Un giorno incontrò una vecchia e saggia tartaruga e le raccontò il problema. La vecchia tartaruga le disse:"dentro di te c'é già la soluzione al problema. E' la tua corazza. Quando sei arrabbiata al punto da non riuscire a controllarti, puoi andare dentro la tua corazza e calmarti. Quando io sono dentro la mia corazza faccio tre cose: mi dico di fermarmi, faccio un lungo respiro e poi mi chiedo qual'é il problema". Il giorno successivo un amico si mette ad infastidirla e la tartarughina sente la rabbia che sale dentro di lei. Si ricorda quello che le ha detto la vecchia tartaruga, così si ripiega nella corazza, dove c'é pace e nessuno potrà disturbarla, mettendosi a pensare sul da farsi. Fa un lungo respiro e quando esce dalla corazza vede il maestro che le sorride. Ripete più volte il sistema. A volte funziona a volte no, ma a poco a poco la piccola tartaruga impara a controllarsi usando la corazza. Fa nuove amicizie e comincia ad apprezzare di più la scuola perché adesso sa come gestirsi.
Dedicato a me e a lei
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15:16
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mercoledì, 26 aprile 2006
(strane) coincidenze
Sono ormai quattro giorni che mi gira per la testa questa canzone. Anche ieri sera mi sono addormentata cantandomela in silenzio. Questa mattina facendo zapping con la radio ho incrociato l' orginale. Così, oltre lo stupore, ho evitato i litigi con me stessa sulla successione delle frasi. Non credo poi molto alle coincidenze, spesso niente avviene per caso e così ho fatto appello al mio subconscio ma non ho ancora trovato qualcosa che giustifichi il fatto. Forse sto pensado a cose troppo complicate mentre il vero motivo é lì a portata di mano, o magari non c'é proprio, oppure é stato un sogno......
L'EQUILIBRISTA
(Renatozero)
Camminavo su una corda tesa,
L'equilibrio mi aiuta, a vivere,
Due più due non dava, quattro mai,
C'era il caos, nei pensieri miei.
Un bicchiere per dimenticare,
Che morire o vivere, era uguale,
Non riuscivo più, a ritrovare,
La mia strada, la mia direzione.
Povero in danari, ricco in fondo al cuore,
Davo tutto il bene, davo un po’ di me.
Ho speso parole, e invano questo amore,
Per chi come me, costretto a mendicare.
Ed in cambio ho avuto, tanto male.
Io cammino su una corda tesa,
L'equilibrio ormai mi aiuta a vivere,
Due più due non può fare quattro mai,
Torna il caos, nei pensieri miei.
Povero in danari, ricco in fondo al cuore
Davo tutto il bene davo un po’ di me.
Ho speso parole, e invano questo amore,
Per chi come me costretto a mendicare.
Ed in cambio ho avuto, tanto male.
Tanto male.
Tanto male.
L'equilibrista na, na, na.
Troppo male.
Troppo male.
L'equilibrista…..
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13:04
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mercoledì, 05 aprile 2006
"Gli uomini che sono cambiati di più sono quelli che si sono comprati una barca e sono andati a vivere su un' isola, quelli che sono cambiati di meno sono quelli che lasciano scorrere la vita sui soliti binari consolandosi nella certezza di sapere dove stanno andando"

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13:25
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venerdì, 17 febbraio 2006
Quando il cervello è assalito da tanta angoscia non può pensare con chiarezza. Non può nemmeno ascoltare, tormentato com'è da una disperazione profonda.E come è possibile che esista un intervallo nel quale possiate ascoltare?.. Un breve periodo nel quale siate disposti ad ascoltare...oppure continuerete a non essere disposti ad ascoltare perché preferite rimanere col vostro tremendo senso di angoscia? E' questo che fa la maggior parte della gente.
Senza quel senso di angoscia voi non siete niente. E' quel senso di angoscia che vi fa sentire vivi.Su avanti, signori, questa è comune psicologia, è psicologia infantile!... Così allora,voi, con tutta la vostra angoscia, sarete disposti ad ascoltare per qualche minuto,... oppure amate a tal punto la vostra angoscia da non avere alcuna intenzione di ascoltare quello che stiamo dicendo?...Come stavamo dicendo l'altro giorno... se voi ascoltate realmente, col vostro cuore, con la vostra mente, con tutto il vostro essere... allora avete spazio. Il vostro cervello si acquieta, e allora potete ascoltare... allora proprio quell'ascolto è come un seme caduto nel terreno. Voi non avete più niente da fare perché il seme cresce per conto suo... e si moltiplica. L'amore non è qualcosa che
possiate chiedere, che possiate mendicare. Questo significherebbe che voi state dipendendo da qualcuno. E quando
dipendete, in voi non c'è amore. Quando chiedete a qualcuno di amarvi, questo significa che in voi non c'è amore
. E' ovvio! Se in voi ci fosse amore, non lo chiedereste a nessuno.A nessuno chiedereste di amarvi.Vedete,... ci siamo ridotti ad essere dei mendicanti. E' questo che accade.Quando entrate in chiesa a pregare siete dei mendicanti. Quando vogliamo che qualcuno ci aiuti siamo dei mendicanti. Quando dipendiamo dai libri siamo dei mendicanti. Può non esserci nulla di male ad essere un mendicante, ma rendetevi conto di quali sono le conseguenze: voi state sempre dipendendo da
qualcun altro.E ci saranno sempre persone che vi aiuteranno. Che riempiranno la vostra ciotola della loro
spazzatura....Così ..., guardate che cosa è accaduto ascoltando la domanda che ci siamo fatti, "Voglio essere amato, ma non lo sono, e allora vivo in un'angoscia tremenda. Che cosa devo fare?". Questo significa non avere amore in
se stessi... E allora come può amarvi un'altra persona? .. Se voi non avete amore siete incapaci di riceverne. L'amore non è un senso di vuoto. Al contrario!Se avete quel sentimento vibrante ... non sentimento, piuttosto... una qualità, una profondità, una bellezza...se lo avete non andrete a chiederlo a nessun altro, e con una tazza piena fino all'orlo....Se avete ascoltato attentamente, il problema è risolto.Abbiamo finito per questa mattina.Ci incontreremo di nuovo domani, se lo volete.
J.Krishnamurti
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18:57
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martedì, 30 agosto 2005
Ossiach Carinzia 28 giugno 1969
Durante l'esecuzione della sonata op.31 n. 3, in mi bemolle maggiore, di Ludwig van Beethoven un pianista di 85 anni avverte un improvviso malore che lo costringe ad abbandonare la tastiera.
Ha affrontato quell'allegro, ove i critici si industriano a rintracciare reminescenze mozartiane, e uno scherzo in allegretto vivace con baldanza giovanile.
Qualcosa nell'organica perfezione della sua macchina si è inceppato, forse irrimediabilmente.
Gli spettatori lo vedono alzarsi con passo ancora fermo e guadagnare le quinte.
Brusio, silenzio, ancora brusio e una grande inquietudine.
Reintrodotto dall'annuncio dello speaker, il virtuoso tornerà in scena poco dopo per congedarsi definitivamente dal suo pubblico e dalla sua musica.
Non piu' l'eroico Beethoven, ma l'intimistico Schumann dei " pezzi fantastici op. 12.
La scelta dei due brani che siglano la carriera di Wilhelm Backhaus appare profetica : " des abends " ( a sera )
" warum ? " ( perché' ? )
Il titano Backhaus che, in quell'ora tarda della sera, avverte il fatidico approdo all'ultima stazione, raduna nei tendini e nelle articolazioni, nello spirito tutto, l'energia residua per il saluto pubblico al mondo.
Un'ora piu' tardi si ritroverà tra le aride mura di una stanza d'ospedale a Villach.
E proprio da quì una settimana piu' tardi il 5 luglio partirà per il viaggio che non conosce ritorno.
Giorgio Appolonia
(trovato in rete)
omaggio ad un grande pianista stimato per il suo virtuosismo e la sua innegabile brillantezza tecnica

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19:11
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